Il Mose è un buco nero da 5,5 miliardi che può arrivare a 7. E molte strutture sono già da rifare. Di Maio: “Benché non sia la migliore soluzione possibile, va terminata al più presto”

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In Italia sembra proprio che non si riesca a realizzare un’opera, tanto più se è di quelle strategiche, senza che i costi preventivati lievitino in modo esponenziale. Non fa eccezione neanche il Mose che, pensato in risposta alle mareggiate più dure come quella record del 1966, secondo il progetto del 1989 sarebbe dovuto costare 3 mila 200 miliardi di lire. Una cifra importante che dopo appena 12 anni, ossia quando non era stata nemmeno posata la prima pietra dell’opera, veniva già ritoccata con un incremento di ben 500 miliardi di lire per alcune rettifiche al progetto che, a questo punto, diventava pressoché definitivo, salvo piccoli ed eventuali accorgimenti in fase di realizzazione.

A questo punto sarebbe normale aspettarsi che questo sia l’importo pagato dalle casse dello Stato e, invece, così non è. Nel 2003 iniziano i lavori e immediatamente il Mose più che un sistema di dighe, inizia ad assomigliare ad un buco nero capace di divorare ogni risorsa che gli veniva data in pasto. Passati dieci anni e mentre sull’opera si abbatteva una tempesta giudiziaria che in parte spiegava l’aumento dei costi, la spiacevole conferma arriva puntuale del conto del sistema di dighe che raggiunge l’incredibile cifra di 4 mila 897 milioni di euro. Tutto risolto? Nient’affatto perché l’opera, la cui utilità è stata spesso messa in dubbio dalla comunità scientifica e che risulta completa al 90%, ha continuato a digerire soldi pubblici tanto che, ad oggi, ha raggiunto l’incredibile cifra di 5 mila e 493 miliardi di euro. Ma non è finita perché, come scoperto dall’Espresso, il Mose e “l’insieme delle opere deliberate per la salvaguardia della laguna veneta” hanno “raggiunto quota 8 miliardi di euro”.

Come se non bastasse quando questo ambizioso sistema di dighe entrerà in funzione, si stima che per la sola manutenzione verranno spesi 100 milioni di euro all’anno. E proprio la manutenzione, in maniera altrettanto incredibile, è diventata argomento di discussione in questi giorni. Già perché la costruzione del Mose è iniziata nel 2003 e sarebbe dovuta finire nel 2016 ma i continui slittamenti, basti pensare al fatto che il completamento è previsto per il 2021, hanno causato non pochi problemi alle paratie già montate. Queste, essendo immerse in acqua, pur non essendo ancora entrare in funzione salvo che per qualche test, presentano già gravi problemi di corrosione dovuta alla ruggine per i quali andranno spesi altri soldi.

“L’Italia sta vivendo ore drammatiche – ha scritto su Facebook il ministro e leader del M5S Luigi Di Maio -, Venezia sta vivendo ore drammatiche. Famiglie, imprese, aziende travolte. Questo è il momento DI stare vicino ai veneti, ma non possiamo far finta di non vedere che qualcuno ha delle colpe e chi ce le ha deve pagare. Non possono essere sempre i cittadini a pagare il conto degli errori politici. Promuovi opere pubbliche come il Mose, nate già vecchie e infarcite di tangenti e corruzione? Questo è l’effetto”.

“Un’opera – ha aggiunto il leader pentastellato – fermata dalla magistratura per indagini su indagini e che ora, benché non sia la migliore soluzione possibile, va terminata al più presto per proteggere Venezia subito. Se Venezia non ha, nel 2019, nemmeno un minimo di protezione, la responsabilità è di quella classe politica che si è permessa di lucrare e speculare. Questa è la verità e la dobbiamo dire. Le scelte del passato ritornano, i nodi vengono al pettine prima o poi”.