Il Movimento 5 Stelle è salvo (almeno per ora). Nella riforma dei partiti non c’è l’obbligo di statuto

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Nessuna punizione al Movimento 5 Stelle. Solo un codice di trasparenza per i soggetti politici. Che così potranno accedere al finanziamento del 2xmille previsto dalla normativa. Dalla riforma dei partiti, infatti, è scomparso lo spauracchio dell‘esclusione alle elezioni per chi non aveva uno statuto. Il testo unico è stato presentato dal relatore della legge, il deputato del Partito democratico Matteo Richetti, ripulito da quel passaggio presente nella proposta firmata dal vicesegretario dem, Lorenzo Guerini. I requisiti minimi sono tre: la dichiarazione del legale rappresentante del partito o del gruppo politico organizzato insieme alla sede legale nel territorio dello Stato; gli organi del partito, la loro composizione e le relative attribuzioni; le modalità di selezione dei candidati per la presentazione delle liste. Su ogni sito dei partiti dovrà esserci uno spazio dedicato alla consultazione dei bilanci.  Nel caso in cui non siano rispettate queste prerogative minime, potrebbe scattare la sanzione dell’esclusione dalle competizioni elettorali.

C’è anche un capitolo riservato alle donazioni con la tracciabilità dei versamenti compresi tra i 5mila e i 15mila euro. Il meccanismo pensato è quello della dichiarazione congiunta del donatore e del partito che riceve i soldi. Sopra quella sogilia “la cifra diventa significativa e prevale il diritto alla trasparenza rispetto a quello alla riservatezza del donatore”, spiega Richetti. E quindi la donazione deve essere pubblicata online. Problemi di privacy, infine, ci sono sull’elenco degli iscritti, che non può essere pubblico. Tuttavia, una persona che è iscritta a un partito (o a un movimento) deve avere la possibilità di consultare chi sono gli altri iscritti. La riforma dei partiti sarà esaminato in commissione Affari costituzionali alla Camera e successivamente saranno fissati i termini per la presentazione degli emendamenti.