Il Museo pubblico con Caravaggio e Raffaello affittato per una maxi-festa a una società di lobbying

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di Stefano Sansonetti

Anche i lobbisti amano l’arte. O forse sono un po’ costretti ad amarla, se nelle loro mani arriva un invito per una maxifesta privata all’interno di un museo pubblico. E che museo, visto che parliamo della Galleria nazionale di arte antica di palazzo Barberini, a Roma. Quella, per intenderci, dove sono esposti capolavori di Raffaello, Caravaggio, Holbein, El Greco, Metsys e via dicendo. Capita così che la Galleria, l’altro ieri sera, abbia ospitato la celebrazione privata dei 20 anni della Fb & Associati, una delle principali società di lobbying italiane guidata da Fabio Bistoncini. La società, peraltro, in tempi recenti è assurta agli onori della cronaca per aver organizzato un incontro con Luigi Di Maio, uno dei big a 5 Stelle che fino a qualche mese prima vedeva le lobby come fumo negli occhi. Ma si sa, nella vita si può cambiare idea. Di sicuro Bistoncini ha voluto fare le cose in grande per il compleanno della sua creatura. Apertivo nel cortile del palazzo, cena nelle eleganti sale interne e poi passeggiata “lobbistica” tra capolavori conosciuti in tutto il mondo. Naturalmente a festeggiare la ricorrenza sono accorsi tanti responsabili delle relazioni istituzionali e della comunicazione. Tra gli altri c’erano Vittorio Cino di Coca Cola, Francesca Chiocchetti di Samsung, Alessandro Magnoni di Whirlpool, Stefano Genovese di Unipol e Angelo Grimaldi di Eni. Tra i partecipanti anche manager come l’Ad di Microsoft Italia Carlo Purassanta. Tutte società grosso modo clienti di Bistoncini. Nel gruppo pure il solito drappello di parlamentari, spesso interlocutori privilegiati quando si tratta di piazzare qualche emendamento a questa o quella legge. Il fatto però è che tutto questo bendidio si è svolto in uno spazio pubblico, peraltro molto “delicato”.

Il Codice dei beni culturali ammette celebrazioni private in musei pubblici. A patto che, hanno spiegato ieri a La Notizia dal Ministero dei beni culturali, l’evento in questione non tradisca la natura del luogo e l’affitto delle sale sia adeguatamente remunerato. Valutazioni, queste, che però sono rimesse alle amministrazioni dei singoli poli. Da qui la domanda delle domande: quanto si è fatta pagare la Galleria per l’affitto? La Notizia ieri ne ha chiesto conto all’amministrazione di palazzo Barberini, che alle 16.15 ha risposto che in ufficio non si trovava più nessuno, direttrice compresa. Quanto alla Fb&Associati, sempre ieri la società non ha voluto comunicare la cifra, neanche fosse il segreto di Fatima, limitandosi a dire che ha organizzato una cena privata e si è affidata alla società IF srl per i dettagli. Fortunatamente ci ha pensato l’ufficio stampa della Galleria. Che stamattina ha spiegato che il canone di utilizzo degli spazi è stato di 18 mila euro. A garanzia è stato richiesto un deposito cauzionale di 9 mila euro, da restituirsi dopo 70 giorni. Infine il personale del museo è stato pagato con prestazione extra-orario di 3.494 euro al netto della ritenuta. Di sicuro sull’utilizzo “privato” di musei pubblici c’è una polemica molto forte. Il punto, secondo quanto sostenuto qualche anno fa dallo storico dell’arte e professore universitario, Tomaso Montanari, a proposito del tariffario praticato dagli Uffizi di Firenze, “è il progetto che abbiamo sul nostro patrimonio storico e artistico: serve a educare, a promuovere il pieno sviluppo della persona umana (parole della Costituzione)? O serve invece a fare un po’ di soldi alla meno peggio?”. E ancora: “Le nostre Soprintendenze cosa sono, organi di ricerca e tutela, o gestori di camere a ore? A quale scopo laureiamo giovani archeologi e storici dell’arte: perché aumentino il nostro tasso di civilizzazione, o perché organizzino il lusso privato?”. Non che quello che dice Montanari sia per forza il Vangelo. Ma forse uno spunto di riflessione c’è.

Twitter:@SSansonetti  

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