Il negazionista Zangrillo è clinicamente scomparso. Il medico di Berlusconi predicava la morte del Coronavirus. Partita la seconda ondata se ne sono perse le tracce

di Giuseppe Vatinno
Cronaca
ALBERTO ZANGRILLO

Vi ricordate Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi e pro rettore del San Raffaele di Milano? Durante il periodo di (relativa) tregua estiva, nei mesi di giugno-luglio, si era reso famoso per affermazioni che gli stessi suoi colleghi avevano contestato: “Il virus? Non fa più danni”. Insomma era un fautore della scomparsa clinica del Covid e questo suo atteggiamento disinvolto aveva dato la stura a frotte di negazionisti che inneggiavano in maniera demente a fantomatiche “dittature sanitarie”.

Era – per loro – tutta una montatura mediatica ordita dai capi politici mondiali, la Cia, le banche e la finanza demoplutocratica che voleva creare dei “cittadini schiavi”. Abbiamo sentito tutti queste stupidaggini in giro. Il primo segnale che però non solo il virus era vivo e vegeto, ma che tirava anche formidabili calci ai gioielli di famiglia dei malcapitati si è avuto con il contagio di Flavio Briatore e dello stesso Berlusconi, curati appunto da Zangrillo. A quel punto il prof è scomparso dai radar mediatici inabissatosi per evitare di dare conto delle sue affermazioni precedenti che hanno anche prodotto un rilassamento sociale ingiustificato.

L’altro ieri però non ce l’ha fatta più e ha esternato un clamoroso: “Sì alla corretta informazione e ‘no’ al sensazionalismo mediatico” che detto da lui è quanto meno strano. Proprio la “corretta informazione” dovrebbe evitare di dire cose sbagliate, come che il virus ormai non fa più danni, perché poi si è smentiti poche settimane dopo e comunque si produce disorientamento presso i cittadini che sentendo cose opposte in televisione da chi dovrebbe avere la “verità” (supposta) oggettiva in tasca, non ci capiscono più niente. Intendiamoci, Zangrillo non è solo in questo ideale “album delle figurine” dei virologi.

C’è ad esempio anche Maria Rita Gismondo del Sacco di Milano, che fin dall’inizio ha minimizzato la pandemia ed ancora continua, pur contestata dalla stragrande maggioranza dei colleghi e dalla semplice evidenza che purtroppo è sotto gli occhi di tutti. La verità invece è un’altra: il virus c’è ed è attivissimo, ancor più di prima -grazie ad aperture sconsiderate durante il periodo estivo- e queste dichiarazioni sono il suo principale alleato.