Il Nepal non trova pace. Adesso una valanga travolge 250 persone. Intanto salgono a 5mila i morti per il sisma. La Farnesina: 10 italiani dispersi

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L’incubo continua. Il terremoto in Nepal è un’ecatombe, una catastrofe di dimensioni immani. Il Centro emergenze del ministero dell’Interno aggiorna un tragico conteggio che non accenna a rallentare: 5.057 vite perdute, oltre 10mila i feriti, 450mila gli sfollati. Un Paese dove è difficile comunicare. Per questo, tre giorni dopo la calamità, si apprende di un villaggio, Ghodatabela, nel distretto di Rasuwa, a nord della capitale Katmandu, travolto da una valanga. In quell’area dominata da un parco naturale paradiso degli amanti del trekking, oltre 250 persone risultano disperse, tra di esse potrebbero esserci molti turisti stranieri.

LE STIME
Il bilancio, per quanto spaventoso, non è assolutamente definitivo. E il premier nepalese Sushil Koirala ieri ha parlato per ammettere che i morti, alla fine, potrebbero essere 10mila. C’è poi il dramma quotidiano di chi è sopravvissuto, un popolo accampato nella paura della terra che trema. Per l’Onu sono 8 milioni le persone colpite dalla calamità e di queste, 1,4 milioni sono a corto di cibo e senza acqua corrente, mentre le forniture di acqua in bottiglia iniziano a esaurirsi. E, inoltre, un milione di persone è senza casa. Koirala ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché fornisca tende, medicine, assistenza sanitaria per la cura e la riabilitazione. E ha riconosciuto che l’intervento dei soccorsi finora è stato inefficace. Ringraziando comunque tutti i donatori, in un discorso trasmesso in tv il premier ha proclamato tre giorni di lutto nazionale che è iniziato ieri “in memoria dei nepalesi, dei fratelli e delle vittime straniere, degli anziani e dei bambini che hanno perso la vita in questo sisma letale”. Per comprendere quanto la situazione sia caotica, è esemplare la vicenda della squadra di soccorso giapponese, composta da circa 70 persone, che due giorni fa per due volte non è riuscita a raggiungere il Nepal a causa dell’impossibilità di atterrare all’aeroporto di Katmandu, totalmente congestionato. In entrambe le occasioni, l’aereo ormai a corto di carburante è stato costretto a tornare a Kolkata, nell’India orientale.

IL BOLLETINO
Continua intanto il lavoro della Farnesina per tracciare il destino dei nostri connazionali in Nepal. L’ultimo bollettino del ministero degli Esteri riduce a 10 il numero degli italiani ancora irreperibili, grazie al graduale miglioramento delle comunicazioni. Ieri mattina erano una quarantina, come aveva spiegato il responsabile dell’unità di crisi Claudio Taffuri, raccontando dei 18 italiani contattati nella notte. Più tardi, dalla sua visita in Cina, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva ritoccato a 39 il numero degli italiani da trovare, ma aveva soprattutto tenuto a sottolineare che “questo non vuol dire che siano dispersi”. La situazione in Nepal, aveva aggiunto il ministro, è “complicata e confusa, abbiamo lavorato prima di tutto a rintracciare i connazionali e finora ne abbiamo trovati 347, tra cui purtroppo le quattro persone che hanno perso la vita”.