Il nodo della leadership dei 5 Stelle. Si allarga il fronte del direttorio. Crimi difende l’intesa sulle presidenze di Commissione. E la Taverna rilancia su un nuovo vertice collegiale

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Dopo giorni di tensioni per il nodo commissioni, il capo politico di M5S Vito Crimi getta acqua sul fuoco per ristabilire la tranquillità tra i grillini. “Il Movimento 5 Stelle c’è unito e va avanti nel suo percorso”, ha spiegato il leader ad interim sulle critiche ricevute in questi giorni da alcuni parlamentari tra cui il deputato grillino Alessio Villarosa. “Siamo circa il 30% dei parlamentari e in questo momento abbiamo la presidenza di tredici commissioni su ventotto, se i numeri non mentono mi sembra che più o meno rispecchi le proporzioni” ha precisato Crimi sottolineando come le critiche siano assolutamente superate dai fatti ma ammettendo che “siamo quattro forze politiche e insieme abbiamo dovuto trovare la quadra”.

Un accordo per il quale “come Movimento 5 Stelle abbiamo alcune commissioni bicamerali importanti, come la presidenza della commissione antimafia, una serie di delegazioni europee e la commissione banche” per questo “non vedo tutto questo dramma di non aver saputo difendere la capacità del M5s di potersi imporre nell’ambito della maggioranza” e spiegando che l’unico “incidente di percorso” che c’è stato “non ci riguarda” in quanto “qualcuno non ha rispettato i patti ed è successo con la commissione Agricoltura in Senato. Per il resto gli accordi presi sono stati rispettati. Anche la nomina di Marattin rientrava negli accordi”. Insomma una difesa a tutto campo di quanto fatto che, però, non sembra rispecchiare a fondo le diverse posizioni che esistono – com’è normale che sia – nel Movimento e che sembrano pensarla in modo del tutto differente.

A ben vedere, però, qualcosa di strano è successo al momento della decisione dei nuovi vertici delle commissioni dove sono state consumate quelle che molti definiscono “imboscate” ai danni del Movimento che, a dispetto dei numeri in campo, avrebbe sostanzialmente fatto da spettatore. Così tra i grillini è forte il fermento tanto che a finire in discussione è proprio il capo politico Crimi accusato, senza troppi giri di parole, di essere stato “troppo morbido” nelle trattative. Dubbi che sono stati palesati apertamente soprattutto dal vicepresidente del Senato, Paola Taverna, che ieri in un’intervista ha letteralmente aperto un fronte di dibattito sottolineando, come premessa del proprio ragionamento, che il Movimento è composto da “persone impegnate nella politica per il bene del paese, attenti ai cittadini, poco avvezzi ai giochi di Palazzo” e aprendo alla guida di “un organo collegiale”.

Così secondo la senatrice che “nel M5S ci sia bisogno di parlarsi è evidente, e non da oggi” e per farlo l’occasione giusta sono “gli Stati Generali” per i quali “è giunto il momento di diventare operativi per costruirli”. Un momento di confronto in cui, oltre al tema del doppio mandato che dovrà necessariamente essere affrontato, alcuni parlamentari grillini sono pronti a chiedere un cambio al vertice. Stati Generali che dopo esser stati annunciati, ormai diversi mesi fa, sono spariti dai radar come se questi possano diventare un problema anziché una soluzione. Peccato che rimandare questo confronto, ormai inevitabile, può creare una scissione che, ormai, non è più un tabù tanto che la stessa Taverna, sulla questione, ha detto che “sembrerei stupida se non mi fossi posto il problema” e che “di certo è il percorso meno auspicabile per il Movimento” e la sua sopravvivenza.