Il nuovo Dpcm slitta a domani. Ma la stretta è inevitabile. L’Esecutivo attende gli ultimi dati sui contagi. Campania e Puglia giocano d’anticipo e varano il giro di vite

PALAZZO CHIGI
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Il Comitato tecnico scientifico è stato chiaro: serve una stretta. Ma il Governo ha rimandato la decisione a domani, quando si riunirà il Consiglio dei ministri, anche in attesa di dati più aggiornati sui contagi rispetto a quelli sul tavolo della cabina di regia riunitasi nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Mario Draghi. E dunque, se il governo dovesse decidere una stretta nei weekend come avvenuto per Natale, è molto improbabile che avvenga già da sabato prossimo. è stato lo stesso premier, del resto, ad assicurare che ogni decisione sarà comunicata con largo anticipo per non danneggiare ulteriormente le categorie produttive e per permettere ai cittadini di organizzarsi.

AVANTI DIVISI. In queste ore, invece, è in programma un confronto con le Regioni, pure loro divise sull’opportunità di adottare ulteriori misure restrittive a livello nazionale o solo mirate. è chiaro che a preoccupare l’esecutivo è l’impennata dei contagi provocata dalle varianti del coronavirus e l’aumento dei pazienti ricoverati in terapia. L’intenzione di Draghi, quindi, è di agire in fretta per evitare il collasso dei reparti negli ospedali e dare un’accelerata alle vaccinazioni. Per questo motivo, il governo varerà entro domani un nuovo Dpcm. Nel corso del vertice di ieri pomeriggio con i capi delegazione della maggioranza il presidente del Consiglio ha tentato una mediazione tra i rigoristi, come Roberto Speranza e Dario Franceschini, e chi invece vorrebbe misure più blande come la Lega.

“La situazione ci porta a mettere sempre in primo piano un principio di precauzione – ha detto a Porta a Porta il ministro per le Politiche Agricole, Stefano Patuanelli – ma ovviamente dopo un anno di pandemia c’è un tessuto economico molto provato, quindi è chiaro che c’è questa discrasia tra l’esigenza di mettere in campo misure di contenimento della pandemia, dall’altro bisogna sostenere le attività che soffrono. In realtà nel governo non c’è un’area aperturista e una e più restrittiva c’è un normale dibattito. E’ evidente che si va verso un momento in cui gli spostamenti potrebbero essere generati dalle festività di Pasqua, e che il modello di divisione in fasce di colore deve essere mantenuto. E’ chiaro che nel periodo pasquale alcune misure restrittive dovranno essere implementate come abbiamo fatto a Natale, stiamo ragionando su quale tipo di misure, come zone rosse nei festivi e pre-festivi, nel periodo intorno a Pasqua”.

Le ipotesi che circolano in queste ore sono, dunque, quelle di weekend blindati, con ristoranti e bar chiusi, e zone rosse automatiche quando l’incidenza dei casi settimanali supera i 250 ogni 100mila abitanti o in caso di focolai dovuti alle nuove varianti. I rigoristi, però, vorrebbero un lockdown totale almeno per tre settimane. I presidenti di Regione, che incontreranno oggi i ministri Speranza e Mariastella Gelmini, sono d’accordo sulla necessità di una nuova stretta. In attesa della decisione da Roma, a livello locale in tanti si portano avanti. Il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio De Caro ha adottato da subito misure più rigorose per la sua città: divieto di asporto e chiusura dei distributori automatici di cibi e bevande dalle ore 18 e sospensione delle attività di vendita al dettaglio dalle 19. Sono le restrizioni previste dalla nuova ordinanza in vigore da domani al 28 marzo.

Il nuovo provvedimento si è reso necessario” per “l’incremento esponenziale di nuovi casi – spiega il Comune – e un’incidenza cumulativa settimanale dei contagi, già a decorrere dal 22 febbraio, superiore a 250 casi ogni 100mila abitanti, con un indice settimanale tuttora in crescita”, pari a 287,4 nella settimana fino al 7 marzo. Ma anche Firenze rischia nuove restrizioni. A paventarlo, nonostante la Toscana abbia dati che dovrebbero mantenere la regione ancora in arancione, è il sindaco Dario Nardella.

“Non sarà facile resistere ad un’altra zona rossa – spiega il sindaco – Se la situazione delle province circostanti a Firenze continuerà su questi ritmi anche la città di Firenze rischia di non reggere, sia dal punto di vista del contagio, sia dal punto di vista delle strutture ospedaliere”.”Attendiamo di capire quali sono le indicazioni. Il governo ha chiesto al Cts una valutazione sullo stato di salute del Paese. Qualunque cosa decidano ce lo dicano in fretta, in modo che le persone possano organizzare la propria vita e i propri destini”. Così il governatore Alberto Cirio, che attende il pre-report sullo stato epidemiologico della Regione per capire se, come sembra, il Piemonte entrerà in fascia rossa.