Il nuovo Governo già invaso dai think tank. Sono dieci i membri dell’Esecutivo inseriti in diversi pensatoi. Giovannini ruota in quattro fondazioni. Garofoli e Speranza nel comitato di Italianieuropei

ENRICO GIOVANNINI
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Per carità: non è certamente una novità che membri di think tank politici facciano parte del governo. Anche nel governo del “cambiamento” di Giuseppe Conte, d’altronde, c’erano esponenti che sedevano nei famosi pensatoi politici. E Mario Draghi non è stato da meno se si considerano i ben 10 membri di governo che compaiono nel frattempo anche nei direttivi dei vari think tank.

Uno di questi è Daniele Franco, fidatissimo uomo dell’ex presidente della Bce e neo ministro dell’Economia. L’ex ragioniere dello Stato, tra le altre cose, fa parte del comitato esecutivo del think tank Aspen Institute Italia (presieduto dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti), e del comitato direttivo dello Iai, l’istituto affari internazionali.

Ancora meglio fa il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini (nella foto): anche lui è nel direttivo di Iai e non è al primo incarico di governo. Per circa 10 mesi è stato ministro del Lavoro nel governo Letta, tra il 2013 e il 2014. È anche membro del board scientifico di “Scuola di politiche” (presidente Enrico Letta), dell’assemblea del Forum disuguaglianze e diversità (coordinato tra gli altri dall’ex ministro Fabrizio Barca) e dell’associazione Merita Meridione – Italia.

È portavoce dell’alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) da lui fondata. Non male neanche Roberto Cingolani, il quale compare nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo, il think tank della Leonardo Finmeccanica Spa, società detenuta a maggioranza dal ministero dell’Economia. Dal 2019 Cingolani è anche consigliere nel board della multinazionale Illycaffè Spa.

Curioso intreccio anche tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli (altro uomo fidatissimo di Draghi) e il ministro della Salute Roberto Speranza: entrambi siedono nel comitato di Italianieuropei, la storica e potente fondazione di Massimo D’Alema. E il Movimento cinque stelle? Al di là di Rousseau, di cui a lungo ha fatto parte Stefano Patuanelli, tra i membri attuali al contempo di governo e fondazioni, spicca Federico D’Incà (M5s), che fa parte della Fondazione Italia-Usa.

CAVALIERE SENZA MACCHIA. E il centrodestra? Anche il centrodestra in questo viaggio a metà tra la politica e le fondazioni politiche non manca. “Siamo Voce libera” e “Free foundation” sono organizzazioni create da due dei ministri di Forza Italia, rispettivamente Mara Carfagna e Renato Brunetta. “Non risultano però esponenti legati a nessuno dei più importanti think tank di centro-destra, né a organizzazioni vicine alla Lega”, come spiega puntualmente come sempre OpenPolis che ha tracciato questa interessante geografia all’interno dell’esecutivo.

Manca solo un nome che probabilmente in molti si aspettavano membro chissà di quali e quanti comitati. Quello di Mario Draghi. Che al momento “si accontenta” solo di Palazzo Chigi.