Il nuovo Senato affonda nel pantano

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Di Lapo Mazzei

Ecco, arrivati a questo punto parlare di “fase nuova della politica”, di “rinnovamento” di “stagione delle Riforme” è davvero fuori luogo. Ciò che è avvenuto ieri al Senato è quanto di più stonato un’orchestra giovane e rampante come quella diretta da Matteo Renzi possa far sentire. Acuti fuori luogo, Do di petto al posto di note più vellutate, con rapsodia finale. Ma senza quel crescendo rossiniano che porta all’apotesi. Ormai siamo solo sull’orlo del baratro. “Io credo che non si debba aver paura delle proprie idee. Chi sostiene un modello diverso di Senato è giusto che lo faccia a viso aperto e che non si nasconda dietro il voto segreto. Il Pd e la maggioranza non lo hanno chiesto, siamo disponibili e contenti a votare con voto palese”, afferma il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, sul finire della giornata dimostrando come l’esecutivo e la stessa maggioranza che lo regge abbia paura delle regole del gioco più che del dibattito sul merito.

Tappe forzate
Insomma, dopo aver mostrato i muscoli digrignato i denti, i rottamatori rottamano tutto, dalla proposta Chiti alle altre mediazioni per scendere in mare aperto. A questo punto vada come vada, sempre essere il mantra del governo e della maggioranza che vorrebbe poter chiudere la tanto agognata riforma del Senato prima della metà di agosto. E non tanto per le ferie, quanto per gli appuntamenti europei che attendono il premier. Il quale, non avendo nessuna freccia al proprio arco da scoccare contro gli euroscettici, vorrebbe poter contare sul nuovo Senato. Almeno quello. Per questa ragione Renzi sfida tutti, con toni da guerra civile. “Le sceneggiate di oggi dimostrano che alcuni senatori perdono tempo per paura di perdere la poltrona”, scrive Renzi su Fcebook, “Noi andiamo avanti e alla fine saranno i cittadini con il referendum a giudicare chi avrà ragione e chi torto. La nostra determinazione è più forte dei loro giochetti”. Dunque siamo all’OkCorral, alla sfida finale, al muro contro muro. “Stiamo facendo le riforme perché la politica e i politici devono cambiare”, chiosa il premier sul social Network. Slogan, provocazioni, ultimatum, ma la sostanza dov’è?

Vendola e Pd lontanissimi
La cronaca dei fatti è così più impietosa dei commenti. Perché dopo una mattinata di aperture e trattative sono miseramente naufragati sia il tentativo di mediazione del senatore “dissidente” del Pd, Vannino Chiti, sia quello del presidente del Senato, Pietro Grasso. E così l’Aula ha ripreso i lavori nella seduta pomeridiana con le votazioni sugli emendamenti all’articolo 1, tra contestazioni e grida che hanno scosso l’Aula di Palazzo Madama. Un comportamento censurato dal ministro per le riforme Boschi, che scandisce: “Gli italiani non si meritano queste scene. Non possiamo cedere al ricatto dell’ostruzionismo”. Se lo scontro tra governo e Movimento 5 Stelle era scontato, lasciano il segno gli scambi di accuse reciproci tra Pd e Sel. Un ripetuto botta e risposta – in particolare tra il sottosegretario Luca Lotti e il governatore pugliese Nichi Vendola – che mette in discussione persino la tenuta delle coalizioni di centrosinistra a livello locale. Il governo, arrivati a questo punto, ha confermato che non farà alcuna retromarcia.