Berlusconi torna in scena: il patto con Renzi regge

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di Lapo Mazzei

Altro che “a volte ritornano” “la conferenza stampa del condannato”. Commentatori e retroscenisti, ovvero coloro che avevano già il colpo in canna per spararsi questi titoli, ieri hanno dovuto rivedere i propri piani e scaricare le armi dell’antiberlusconismo nuovo conio, quello legato ai servizi sociali e processo Mediaset. Tutto inutile. Perché Silvio Berlusconi non è tornato, è semplicemente riapparso, riprendendosi il posto in prima fila che magistrati e partiti di carta (stampata) hanno provato a togliergli. E ora la partita può davvero iniziare, con l’aggiornamento del manuale antiberlusconista. Al punto che un sondaggio realizzato dall’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (Ispo) sostiene che il 73% degli italiani avrebbe preferito una campagna elettorale senza l’ex premier ma quasi la metà degli intervistati è convinta che la carriera politica dell’ex Cavaliere sia tutt’altro che finita. Chiaro e limpido il concetto estrapolato dai numeri: la giustizia è una cosa, la politica un’altra.
Certo, per la prima volta dopo 20 anni, lui non sarà candidato. Ma a guidare in prima persona la campagna elettorale in vista delle elezioni europee del 25 maggio ci sarà eccome. Per questa ragione è stato proprio l’ex premier a presentare le liste di Forza Italia alle Europe, spiegando che in esse convivono «amministratori locali ben radicati» e «nomi nuovi dal mondo dell’università e delle professioni. Il giusto mix per rappresentare al meglio le esigenze del nostro Paese a Bruxelles». Peccato che le donne siano in tutto soltanto 30: tutta colpa, ha ironizzato «dei tanti maschioni prepotenti che si sono imposti». Tra questi non figura Claudio Scajola, in procinto di abbandonare Forza Italia, già segnata dalla grande fuga. «È stata una decisione dolorosissima» ha provato a giustificarsi Berlusconi, senza riuscire peraltro a convincere nessuno.
Nella conferenza stampa convocata nella sede di Forza Italia hanno trovato spazio passato, presente e futuro. E anche molto Renzi. L’ex premier ribadisce il proprio sì al patto stretto con l’attuale inquilino di palazzo Chigi e svela di aver parlato con lui anche dell’ipotesi dell’elezione diretta del Capo dello Stato. Insiste poi sull’approvazione («il più presto possibile») della riforma elettorale: «Non capiamo la necessità della sinistra di farla dopo la riforma del Senato. Forse hanno paura di non trovare i voti sufficienti». Quanto alla giustizia, «resta la riforma delle riforme» e quindi sarà «certamente» un tema di campagna elettorale, anche perché – si lascia scappare – «sappiamo come ci sia una corrente della giustizia che ha dichiaratamente finalità di intervento nella politica».

Annuncio a sorpresa
Il resto dello show azzurro è da manuale con il kit per il candidato: l’assalto alla Germania e all’euro, senza dimenticare «i quattro colpi di Stato» subìti in questi anni. «Il no alla mia candidatura – osserva – va a vantaggio della sinistra e quindi questa vicenda ha una indubbia valenza politica. Mi spiace di non poter portare il mio contributo di voti personali ma si è voluto il nome Berlusconi sul simbolo e credo che questo sarà efficace. In attesa che sia riconosciuta la mia innocenza, non posso che rispettare le decisioni della magistratura. Mi ha fatto addirittura piacere l’affidamento in prova ai servizi sociali: il sabato mattina l’ho sempre dedicato a visitare i miei collaboratori ricoverati negli ospedali, a volte anche la domenica mattina. Cercherò dunque di essere utile anche in questa occasione». Infine l’annuncio: «I miei avvocati stanno predisponendo l’istanza di revisione del processo e ci sono prove documentali e testimoniali assolutamente incontrovertibili». Come sempre, quando il gioco si fa duro…