Il Paese dei pentiti e della gogna. Chi sbaglia paga non basta più, ci vuole l’umiliazione. Una vergogna vedere i calciatori a testa china dai tifosi

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L’uomo sbaglia. E pure spesso. Chi fa errori gravi, chi meno. Sbagliare fa parte della nostra indole. In molte occasioni purtroppo si tradisce la fiducia degli amici, dei familiari, dei colleghi. O ancora peggio degli elettori che ti votano perché in te credono e dei tifosi che amano la maglia che indossi e che ti sostengono anche nei momenti più difficili. Però c’è un limite a tutto. Un professionista ha una sua dignità che non si può calpestare mai. L’umiliazione no. Non è giusto essere umiliati in pubblico. La gogna appartiene al Medioevo, non ai giorni nostri. Oggi è stata sostituita da tv e giornali, che ne hanno fatto uno strumento mediatico a dir poco vergognoso.

 

SOTTO LA CURVA

Ci sembra una follia che dei professionisti del calcio debbano andare sotto la curva a prendersi gli insulti dai tifosi. È come se a teatro o alla prima della Scala chi stecca, o sbaglia i tempi della battuta, debba andare davanti al pubblico in ginocchio per essere umiliato. Sbagli? Contestazione sacrosanta. Ti prendi i pomodori, gli ortaggi, gli striscioni, gli insulti, le parolacce. Ci sta tutto: chi paga il biglietto ha il sacrosanto diritto di contestarti ma di umiliarti no. Vedere Francesco Totti che va sotto la curva degli ultras con il capo chino è una umiliazione che un’icona del calcio come lui non si può permettere. Tutto il mondo l’ha vista. Ce lo vedete Cristiano Ronaldo fare la stessa cosa? O Messi? O Ibrahimovic? I giocatori del Genoa qualche anno fa addirittura si sono tolti la maglietta perché glielo chiesero i tifosi: “non la meritate, toglietevela”. Allucinante! Gesti arrendevoli e vergognosi fatti per evitare ulteriori contestazioni e ricatti. I tifosi devono fare i tifosi, non i protagonisti. Se sei deluso diserta lo stadio.

 

GIORNALI E TV

Maurizio Lupi ha scelto la gogna mediatica di Porta a Porta. Le sue dimissioni le ha rassegnate prima a Bruno Vespa poi al Parlamento. Josefa Idem e Alex Schwazer hanno pianto in conferenza stampa come se avessero commesso il crimine del secolo. Hanno sbagliato, punto. Si dimettono, bene. Gesto onorevole e doveroso. Ma l’umiliazione no. Anche Scajola fece una conferenza stampa per annunciare le dimissioni da ministro ma senza prestare il fianco alla gogna mediatica non rispondendo alle domande dei presenti. All’uscita dell’hotel Raphael, Craxi fu bersaglio di lanci di monetine e oggetti. Nel 1966 il ct della nazionale Edmondo Fabbri fu preso a pomodori.  Ha ragione Gino Paoli quando afferma che “in Italia sei colpevole fino a quando non dimostri di essere innocente. Ti condannano già sui giornali. Questo è un popolo di odiatori”.  E di pentiti. Perfino Siffredi si è scusato per aver fatto troppo sesso. Povero Rocco… Che tristezza.