Il Parlamento è un onorevole hobby. Da Angelucci a Ghedini e Tremonti, ecco chi sono i grandi assenteisti. Mentre l’Aula fa vacanza per dieci giorni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Carmine Gazzanni È un po’ come quando si va a scuola: arrivato l’otto dicembre – meglio ancora quando c’è il Giubileo – la testa va direttamente alle vacanze di Natale. Esattamente lo stesso accade in Parlamento. Tanto che, a parte Fabio Rampelli – uno dei pochi ad ammettere che le ferie d’aula gli hanno permesso di portare la moglie per 48 ore a Praga a festeggiare l’anniversario di nozze – i deputati godranno di una pausa di ben dieci giorni. Nel bel mezzo del mese di dicembre. Certo, è pur vero che quando in commissione Bilancio si discute la legge di Stabilità, l’aula a Montecitorio viene sospesa. Per prassi. Ma è altrettanto vero, come denunciato dai Cinque Stelle, che quest’anno c’è quel piccolo “particolare” delle 29 fumate nere per eleggere i tre giudici della Corte Costituzionale. Tutto rimandato, dunque. Non c’è impegno che tenga. NAUSEA PER L’AULA – Ma, d’altronde, non bisogna sorprendersi. Soprattutto a vedere chi popola le Aule di Camera e Senato. Perché se tanti fanno di tutto per essere sempre presenti, altrettanti preferiscono stare alla larga da Montecitorio e da Palazzo Madama. Il re degli assenteisti ha un nome e un cognome. È il forzista Antonio Angelucci, le cui presenze – stando ai dati OpenPolis sulla partecipazione al voto – si attestano allo 0,7%. In concreto, Angelucci ha partecipato solo 86 volte. Su 14.253 sedute. Ovviamente, però, il deputato è in ottima compagnia, anche perché le medaglie di argento e bronzo vanno ai suoi compagni di partito Marco Martinelli (781 presenze) e Rocco Crimi (1.177). E il quarto? È del Pd. O, meglio, lo era. Parliamo di Francantonio Genovese che, tra carcere e impegni vari, è stato lontano da Montecitorio in 12.322 sedute. Un ottimo curriculum per quelli di Forza Italia. Tanto che subito hanno pensato a contattarlo e a tirarlo dalla propria. PALAZZO MADAMA – Non che al Senato vada meglio. Anzi. A Palazzo Madama sono i nomi che contano a saltare le sedute, pur intascando lauti stipendi. Il re dei senatori assenteisti è Niccolò Ghedini che, per non rinunciare alla sua carriera da avvocato (visti anche i noti clienti che frequentano il suo studio), ha pensato bene di andare in Aula per il voto solo 122 volte su 12.072 sedute. Ma, forse, il nome che nessuno mai si aspetterebbe è quello di Denis Verdini, presente in Aula solo 1.571 volte, nonostante la sua opera di “lobbying” parlamentare. Insomma, Verdini preferisce agire sottobanco (dal Nazareno fino all’appoggio a Renzi), non frequentando mai quegli stessi banchi. Sono dunque ancora gli uomini di centrodestra a sdegnare l’Aula. Tanto che, sempre nelle prime posizioni, troviamo ex ministri come Altero Matteoli, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi e Francesco Nitto Palma. Onore al merito, invece al Partito Democratico: i primi dieci senatori per presenze sono Dem. Stesso dicasi alla Camera. Rispettosi. O “fessi”. A seconda dei casi. Tw: @CarmineGazzanni

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La solita Lega di Lotta e di Governo

Con la maggioranza gialloverde aveva fatto incassare bene al botteghino elettorale. Quindi niente di strano se torniamo a vedere il film della Lega di lotta e di governo. Il copione è sempre lo stesso. Salvini promette cose impossibili, illudendo un’Italia stremata dalle misure anti-Covid che

Continua »
TV E MEDIA