Il Parlamento snobba

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Vittorio Pezzuto

Ha impiegato sette anni e mezzo a trasmettere il suo primo messaggio al Parlamento e adesso la Camera relega la sua discussione generale in una seduta che andrà deserta, anche perché il tema sollevato è già stato parzialmente affrontato dal governo con un decreto legge che ha già ottenuto la fiducia. Solo domani mattina, quando la maggioranza dei deputati sarà partita dalla Capitale per trascorrere a casa il week-end, l’emiciclo di Montecitorio dibatterà sul richiamo fatto lo scorso 7 ottobre dal presidente Napolitano sull’intollerabile sovraffollamento dei nostri penitenziari. Un tema che ha ribadito ieri da Strasburgo, ricordando che l’Italia è ormai «con le spalle al muro». Non si può infatti negare la gravità della sentenza «pesantissima e ultimativa» della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla situazione delle carceri in Italia. «Se la Corte riterrà che noi non ci adeguiamo alle sue indicazioni saranno accolti tutti i ricorsi presentati dai detenuti» che hanno fatto causa per le condizioni in cui sono costretti a vivere. Col risultato che il nostro Paese «sarà costretto a pagare cifre enormi, di centinaia e centinaia di milioni di euro. Dobbiamo metterci in regola, soprattutto per la nostra coscienza». Ne sono convinti innanzitutto i radicali, che da sempre ritengono l’amnistia come l’unico strumento utile a superare l’illegalità del nostro Stato.
Per questo la segretaria Rita Bernardini ha inviato una lettera a tutti i parlamentari per annunciare una manifestazione davanti a Montecitorio e invitarli a essere domani presenti in aula a un dibattito calendarizzato in un momento «inadeguato e, a nostro avviso, sostanzialmente irrispettoso». Nella lettera ha anche sottolineato «l’enorme differenza» fra la scelta radicale del metodo nonviolento e quella del Movimento 5 Stelle, promotore di una richiesta di impeachment dello stesso Napolitano. «Noi abbiamo sempre cercato (e ricercato), pur nella polemica dura nei confronti del Presidente, di prospettare soluzioni affinché la sua funzione primaria di “garante” della Costituzione si affermasse nel modo più istituzionalmente consono. Ma il presupposto della nonviolenza è la dialogicità, che può ottenere come risultato quello che un’opposizione violenta non può conseguire perché cristallizza le posizioni rendendole impermeabili al dialogo e alla ricerca di una soluzione feconda, come quella che il Presidente Napolitano ha trovato con lo splendido, puntuale e ricchissimo messaggio che ha indirizzato al Parlamento».