Il Pd alla canna del gas offre al M5S la scelta del candidato nel Lazio

Ieri il Corriere titolava che la scelta del candidato per la presidenza della Regione Lazio sarebbe stata messa dal Pd nelle mani del M5S.

La scelta del candidato per la Pisana sarebbe stata messa dal Pd nelle mani del M5S, o almeno questa è la ricostruzione apparsa ieri sull’edizione online del Corriere della Sera. Secondo quanto riportato, infatti, affidandosi ad “alcune autorevoli fonti del Pd locale”, il quotidiano racconta che è stato chiesto al leader dei pentastellati di indicare un nome per la presidenza della Regione Lazio.

GRILLO INCONTRA I PARLAMENTARI M5S

Ieri il Corriere titolava che la scelta del candidato per la presidenza della Regione Lazio sarebbe stata messa dal Pd nelle mani del M5S

Dai dem in mattinata arrivano le prime smentite: Francesco Boccia e Bruno Astorre chiariscono che “nessuno sta decidendo per il Pd chi sarà il candidato alla Presidenza della Regione Lazio. La posizione”, spiegano, “è nota, pubblica e decisa all’unanimità: confronto e impegno per costruire insieme alle forze dell’attuale maggioranza regionale la candidatura più unitaria e autorevole per continuare a vincere. Il resto”, concludono, “sono ricostruzioni prive di fondamento”.

Lo staff del leader pentastellato, invece, ha immediatamente sottolineato che la “girandola di nomi che viene alimentata ogni giorno con papabili candidati è una lotteria a cui Giuseppe Conte e il M5S non hanno mai contribuito e a cui non sono interessati a partecipare”, e sottolinea che “la proposta che il Movimento 5 Stelle presenterà sarà centrata su un programma politico radicalmente progressista, volto a trovare soluzioni all’altezza delle sfide che il territorio laziale pone”.

Calenda accusa il Pd di subalternità e chiede a Letta di smentire la notizia

Carlo Calenda, intanto, accusa il Pd di subalternità e chiede a Enrico Letta di smentire la notizia, anche perché, come ha ribadito oggi, Italia Viva non si alleerebbe mai in Lombardia con il Pd se il Pd nel Lazio si candidasse con i 5 Stelle. Insomma, o dappertutto oppure niente. Nel momento in cui si scrive, però, dall’attuale leader del Partito democratico, sebbene tirato in causa, non arrivano dichiarazioni di alcuna sorta.

Addirittura Matteo Renzi interviene su La7 per stuzzicarlo dicendo, in soldoni, che nelle questioni di strategia politica non se la cava così bene e che il Pd dovrebbe scegliere, appunto, se stare con i grillini o con Calenda. Certo è che la campagna elettorale è ormai alle porte, ma più che ragionare su un candidato che possa mettere in pace Pd e M5S, la vera domanda da porsi, al momento, è un’altra: campo largo sì o campo largo no?

L’attuale governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che ancora non ha consegnato le dimissioni (dovrebbe farlo subito dopo l’approvazione del collegato di bilancio) ha più volte aperto a questo scenario ribadendo in diverse occasioni la necessità di un campo largo che possa arginare il potere delle destre.

“Tutti i giorni manifestiamo preoccupazioni per le derive che il governo delle destre sta portando nel nostro Paese”, aveva detto qualche giorno fa, “vedo comunque che c’è in tutti una crescita di questa consapevolezza, e quindi rispetto il percorso politico che si è aperto”. Sulla questione interviene anche l’ex premier Massimo D’Alema secondo il quale il Pd dovrebbe tornare a dialogare con i 5 Stelle.

D’altra parte lo stesso Giuseppe Conte, giusto un paio di giorni fa, ha incontrato “a distanza” il gruppo M5S della Regione Lazio in una riunione a cui hanno preso parte anche parlamentari ed europarlamentari eletti in Regione e i consiglieri di Roma Capitale. In quell’occasione avrebbe chiesto di ricevere una lista di nomi. Da proporre o meno al centrosinistra questo non si sa. In Comune, però, i grillini sono decisi.

“Il Movimento 5 stelle”, ha spiegato il consigliere del M5S Paolo Ferrara nell’intervista rilasciata a questo giornale (vedi aricolo in pagina a sinistra), “sta elaborando una proposta per i cittadini laziali e al momento giusto la renderà nota”, anche perché “prima dei nomi serve un programma e soprattutto soluzioni ai tanti problemi che non sono stati risolti. Una cosa è certa”, aggiunge, “il Movimento 5 Stelle non può essere ostaggio delle correnti e degli apparati del Pd”.

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