Il Pd di Zingaretti riparte da Bologna. L’assemblea dei dem modifica lo Statuto. Tra le novità: la piattaforma deliberativa online e il ballottaggio alle primarie

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Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti riparte da Bologna. I tre giorni della kermesse, organizzata dal partito e della fondazione Costituente di Gianni Cuperlo, per ragionare su come saranno gli anni 20 del Duemila si sono conclusi con l’Assemblea nazionale che, nel pomeriggio, ha adottato le modifiche allo Statuto. La riforma dello statuto Pd è stata approvata con 566 voti favorevoli e solo un voto contrario e 5 astenuti. Le principali novità sono: la piattaforma digitale deliberativa dei democratici, più forza ai circoli e più apertura anche con i circoli on line, quelli tematici, i punti PD e la rete dei volontari. Più spazio ai sindaci che entrano di diritto nell’assemblea nazionale e si organizzano con un coordinamento nazionale e un coordinatore che entra in segreteria nazionale.

Confermate le primarie e introdotta la novità del ballottaggio: gli iscritti nei circoli sceglieranno i due candidati che andranno al voto degli elettori con gazebo. Nasce la fondazione di cultura politica nazionale. E ancora parità di genere in tutti gli organismi dirigenti Pd a ogni livello. Superato anche l’automatismo segretario-candidato premier. Pochi minuti dopo la conclusione dell’Assemblea Zingaretti ha twittato: “Dopo 12 anni approvata la riforma dello statuto del @pdnetwork. Ora un partito più aperto alle persone, più forza ai circoli e ai territori, ai sindaci, ai circoli tematici e più opportunità di partecipazione con i punti Pd. Per essere utili all’Italia”.

Parole che testimoniano come quella di oggi sia una svolta che segna un passaggio importante nella vita del partito guidato da Zingaretti, anche se non sono mancate le critiche. Dario Corallo, già candidato alle primarie Pd, ha parlato di “un arroccamento di un gruppo dirigente”. E’ stato lo stesso Zingaretti, però, a mettere un punto fermo nella discussione rispondendo dal palco alla lettera dei 300 militanti, dirigenti e segretari di circolo che in un appello avevano lamentato di essere stati poco coinvolti prima di una decisione così importante per la vita del partito.

“Il tempo – ha detto il segretario dem – per discutere è fondamentale, ma siamo a una prima riforma generale dello statuto”. E ancora: “Non dobbiamo fermarci adesso. C’è grande attesa ma anche la necessita di cambiare regole che ci hanno ingessato. C’è l’Italia che ci guarda. Ci siamo dati del tempo, ora proviamo ad andare avanti. Non abbiamo risolto i problemi ma abbiamo iniziato a cambiare”. L’Assemblea nazionale è stata preceduta in mattinata dalla terza e ultima sessione di “Tutta un’altra storia. Gli anni 20 del 2000”. Sul palco della sala convegni di Fico, il parco alimentare di Bologna creatura di Oscar Farinetti, hanno preso la parola i big del Pd, ma anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che ha parlato della necessità di “coniugare crescita e interesse generale”.

A fare gli onori di casa Gianni Cuperlo che ha invitato a “riporre nel cassetto per sempre” la parola rottamazione. Poi, tra gli altri, sono intervenuti l’ex segretario Maurizio Martina, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, l’ex ministro Graziano Delrio e l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Infine, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, in corsa per il bis alle elezioni regionali del 26 gennaio 2020, e Zingaretti. “E’ il tempo del coraggio e della proposta, di ricostruire piuttosto che di distruggere. E’ il tempo del riformismo. I democratici che vogliamo sono quelli dello sviluppo e della giustizia sociale”, ha detto Zingaretti ribadendo. La parola della giornata è cambiamento, come ha detto anche Matteo Orfini incontrando i giornalisti: “Da queste giornate di Bologna emerge la voglia di un cambiamento radicale. Abbiamo l’occasione di farlo non solo nei convegni e nelle assemblee ma anche nel fuoco di una battaglia politica”.

La battaglia, però, non è solo quella del governo giallorosso, ma anche della campagna elettorale che in Emilia-Romagna e’ entrata ormai nel vivo. “Se – ha spiegato il presidente della Regione Bonaccini in corsa per il bis – la destra continua a dire che vuole vincere per mandare a casa Conte, allora è davvero plastica l’idea che non abbiano un progetto per l’Emilia-Romagna e per non parlare di Emilia-Romagna parlino di qualcos’altro che non c’entra nulla perché si vota per questa Regione. Votiamo per l’Emilia-Romagna e noi continueremo a parlare di Emilia-Romagna”.