Il Pd è alla ricerca di un’identità. Lotta di programmi e di correnti

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di Lapo Mazzei

D’accordo, domenica è sempre domenica. Ma la prossima lo sarà un po’ più delle altre, soprattutto per gli elettori del Pd. In agenda, infatti, ci sono le primarie del Partito democratico per decidere il nuovo segretario del partito, che succederà a Guglielmo Epifani che, a sua volta, aveva preso il posto di Pier Luigi Bersani. I candidati in lista sono tre: Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Pippo Civati. Tutti e tre hanno presentato i loro documenti programmatici, di varia lunghezza (dalle 18 cartelle di Renzi alle 70 di Civati) e di varia natura, che illustrano a chi voterà alle primarie del Pd i programmi di ciascun candidato. Andando a sfruculiare i documenti congressuali, tutti rintracciabili sulla rete, si riesce a farsi un idea di quale sia l’idea del Paese “che vorrei” e del partito “che verrà” dei tre competitor.

L’idea di Renzi
Matteo Renzi, per esempio, il super favorito per la vittoria finale, inizia le diciotto pagine del suo documento, dal titolo “Cambiare Verso”, constatando che la classe dirigente del Pd, anziché dimezzare il numero dei parlamentari, a forza di predicare un partito “pesante” invece che “leggero” ne ha creato uno “gassoso”, che ha visto l’evaporazione degli iscritti. Renzi si dice, da subito, a favore dell’abolizione delle Province e del Senato, che da clone della Camera dei deputati, deve iniziare a svolgere un ruolo alternativo, con la partecipazione di sindaci e di altre delegazioni politiche. Sull’Europa, assicura che il Pd deve garantire che l’Italia metta a posto i conti, non perché ce lo chiede la Merkel, ma perché ce lo chiede la serietà verso il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti. Renzi critica il limite del 3% nel rapporto deficit pubblico/Pil, definendolo “anacronistico”, e richiamando la necessità di un nuovo e credibile sistema di vincoli che sia al passo coi tempi.

La strategia di Cuperlo
Per Cuperlo, invece, l’Italia ha bisogno di una scossa, di energie nuove. Peccato che tutto questo non si trovi nelle ventidue pagine del suo documento congressuale. Non che non sia ambizioso, anzi. Già nella prima pagina si dichiara addirittura l’obiettivo di ridisegnare economia, scienza, cultura, il bene comune. Ma in che modo? Cuperlo vuole garantire le pensioni fino a 6 volte il minimo (poco meno di 2.900 euro lordi al mese, il 97% delle pensioni erogate dall’Inps), salvaguardare gli esodati, intervenire contro la povertà, portare il deficit 2014 al 2,7 % del Pil e non al 2,5% utilizzando la differenza, circa 3 miliardi, per esodati, occupazione giovanile e programma straordinario di investimenti per messa in sicurezza di scuole e territorio. Dice di avere in mente un nuovo “Patto per l’Italia”, i cui punti principali sono un “piano straordinario per l’occupazione”, la “qualificazione della spesa pubblica”, la “riforma del carico fiscale, le liberalizzazioni dei mercati, politiche espansive anticicliche e sostegno all’innovazione, lotta alla povertà e esclusione sociale”. Secondo Cuperlo la spesa pubblica non va diminuita, ma deve essere “qualificata”. La pressione fiscale non deve diminuire, anche se ammette che è a un “livello massimo”, deve però essere redistribuita.

Il programma di Civati
Nel programma di Civati bollono parecchie idee e uno sforzo riformista apprezzabile. Il Pd ed i suoi predecessori non sono stati negli ultimi decenni in grado di comprendere il cambiamento sociale, né tanto meno di guidarlo. Civati identifica il “”renzismo” come il primo passo nella direzione giusta, rilevando però che “la rottamazione senza originalità di progetto è un’illusione”. Tale elemento di novità consisterebbe nell’apertura del partito verso l’esterno. Il Pd di Civati si afferma internazionale ed europeista, favorevole ad una Europa federale attorno a quattro “unioni”: bancaria, di bilancio, economica e politica. Per quanto riguarda la politica interna, propone la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie , l’eliminazione delle Province, la diminuzione del numero dei Comuni, con accorpamento dei più piccoli, la riduzione del numero dei Parlamentari, la fiducia al Governo votata solo dalla Camera dei Deputati, lotta senza confini alla corruzione, con strumenti sia preventivi sia sanzionatori, tra i quali la riforma della prescrizione, una legge efficace sul conflitto di interessi nonché l’equiparazione dei matrimoni unisex anche nel diritto di avere figli.,