Il Pd è sempre più spaccato. Senza posti sicuri in lista la minoranza farà la scissione: Emiliano guida la fronda

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Da una parte i renziani, che scalpitano per andare al voto con la data dell’11 giugno cerchiata in rosso, e dall’altra i bersaniani, che si guardano intorno pensando alla possibile scissione. E cercando un anti-Renzi, che prende sempre più le sembianze del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. In mezzo ci sono tutti gli altri leader di corrente, compresi il presidente del partito Matteo Orfini, i ministri Andrea Orlando e Maurizio Martina, e l’ex candidato alle primarie, Gianni Cuperlo. Un quadro sintetizzabile con un concetto: il Pd si presenta spaccato, forse anche più del solito, nonostante il rinvio del congresso. Così torna in auge pure il nome di Massimo D’Alema, che domani a Roma, al centro congressi Frentani, lancerà la sua iniziativa per un “nuovo Centrosinistra”. Alla manifestazione sono attesi alcuni big della minoranza dem: di sicuro nel parterre dei presenti ci sarà l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, ma non sarà accompagnato dal suo grande sponsor Pier Luigi Bersani, che ha annunciato la sua assenza per un altro impegno.

Proposta e candidati – L’ex premier, Matteo Renzi, sta spingendo il piede sull’acceleratore per arrivare al voto l’11 giugno. E inevitabilmente dovrà decidere cosa fare con la minoranza bersaniana: nella nuova  segreteria non ci sarà posto per la sinistra. Ma i fedelissimi del Rottamatore hanno lasciato una porta aperta sul capitolo elettorale: non vogliono la rottura totale, a patto che ci sia una tregua effettiva. La trattativa, inevitabilmente, andrà avanti sui candidati alle elezioni e la selezione dei capilista bloccati: la sinistra dem proporrà di avere una quota. Le percentuali per gli equilibri interni sarebbero stabilite dalle primarie di coalizione per Palazzo Chigi: sulla base all’esito della competizione, ci sarebbe la ripartizione dei seggi blindati dei capilista. La minoranza sta lavorando per unirsi intorno a Emiliano da schierare contro Renzi con il sogno di batterlo o comunque con l’ambizione di non subire una batosta. Di sicuro né Speranza né il governatore toscano, Enrico Rossi, hanno interesse a correre per Palazzo Chigi: loro puntano tutto sul congresso e quindi alla carica di segretario.

La rottura – La proposta dei bersaniani potrebbe comunque essere respinta. Per questo il piano B già in fase avanzata: la scissione nel Pd e la nascita di una coalizione a sinistra, benedetta proprio da D’Alema, dialogando con gli ex Sel e con Possibile di Pippo Civati. Fissato pure il traguardo: strappare almeno l’8% dei voti, che in un sistema proporzionale garantirebbe un grande peso in Parlamento, e costringerebbe Renzi a offrire un’alleanza post-voto per formare una maggioranza. Una sorta di vendetta postuma. L’ipotesi della rottura totale, tutt’altro che remota, rischia però di mettere in seria difficoltà la pattuglia degl alleati di Renzi, come Orlando e Martina. Entrambi sono molto stimati dall’ex presidente del Consiglio, ma in ogni dichiarazioni sono particolarmente attenti a non farsi fagocitare dal Rottamatore, come è avvenuto per Orfini. Ma non ci pensano nemmeno a lasciare il Pd: sanno che quando finirà l’era renziana, le leve del potere passeranno tra le loro mani. Sempre che la caduta non sia così rovinosa da lasciare intorno solo rottami. Con una sinistra allo sfacelo.

Twitter: @SteI

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