Il Pd frana alla base. Nei circoli tutti impreparati per un congresso vero. Arriva l’alt degli iscritti: si teme un’assise raccatta tessere

di Paola Alagia
Politica

Si fa presto a dire congresso. Il nodo, infatti, non è poter sventolare la bandierina sulla celebrazione dell’assise, che è ormai certo sarà anticipata, ma su modalità e contenuti di quest’appuntamento. E qui i malumori tra iscritti e simpatizzanti crescono di ora in ora. La base, già stremata dal confronto serrato tra chi nel Pd, Matteo Renzi in testa, remava contro l’ipotesi di un congresso anticipato e tutti coloro che, invece, ne chiedevano un’accelerazione (soprattutto dopo il risultato del referendum costituzionale), adesso che l’appuntamento congressuale è stato sdoganato non è meno preoccupata. Teme infatti che “tutto possa risolversi in una farsa”, come ha detto a La Notizia un militante.

Un tesserato romano, in particolare, non ha usato mezzi termini nel prospettare addirittura “un bis di quanto abbiamo già visto col referendum sulla riforma costituzionale. Se il congresso dovesse risolversi in una mera conta tra chi sta con Renzi e chi contro – ha aggiunto- sarebbe davvero avvilente. Con l’effetto di allontanare ancora di più la gente dalla politica e in questo caso dal Pd”.

Iscritti in calo – Largo del Nazareno, in effetti, si è già dovuto scontrare con la dura realtà dei tesseramenti in calo. Rispetto al 2013, quando gli iscritti erano 539mila 354, nel 2015 si sono fermati a quota 385.320. Una cifra che, per stessa ammissione di Lorenzo Guerini, non si discosterà molto neppure dai tesserati del 2016 (il dato definitivo si potrà avere solo dopo il 28 febbraio, quando si chiuderà il tesseramento). Ma proprio questa emorragia di adesioni ha fatto nascere più di un sospetto nella base: “Se l’intenzione dei dirigenti Pd è quella di trasformare questo in un congresso raccatta-tessere – ha avvertito un militante – potrebbero ricevere una brutta sorpresa e ottenere l’effetto contrario”. Ma dalla base c’è anche chi dice: “Magari fosse così. Quasi ci spererei. In realtà quello delle tessere è un elemento neutro rispetto al congresso. Anche perché il semplice simpatizzante aspetta eventualmente le primarie e con due euro si esprime. Senza sobbarcarsi la spesa della tessera”.
Sulla durata dell’assise, invece, molti iscritti sono d’accordo nel sottolineare come si tratti “di un falso problema. Anche in tre mesi si può fare un buon congresso. Dipende dalle regole e dalle proposte programmatiche”. “La questione non è il calendario, ma l’impostazione di questo appuntamento – ha rilanciato un militante storico di Roma – Se Renzi, per esempio, proponesse un organismo incaricato di stilare un documento politico di ampio respiro, in vista del congresso, sarebbe un passo in avanti. Un modo per evitare le gazebate ma anche un buon compromesso tra la fretta del segretario e le richieste della minoranza dem”. Il clima che si respira tra i militanti, comunque, è di forte scetticismo: “Vediamo cosa viene fuori dall’assemblea di questo fine settimana, ma non mi aspetto grandi novità”. Una cosa è certa, però: ciò che chiedono i militanti è partecipazione.

Rischio sovrapposizioni – Un problema ancor più sentito nella Capitale in cui il Pd è commissariato da due anni. Proprio dalla base romana  mettono in guardia sul rischio di una sovrapposizione tra il congresso territoriale e quello nazionale “dal momento che, seppure prorogato, formalmente il commissariamento capitolino è terminato a ottobre scorso”: “Non è affatto un problema secondario – ha raccontato a La Notizia un iscritto – Un’ipotesi del genere significherebbe perdere l’ennesima occasione nella Capitale. Le questioni romane, infatti, finirebbero per  essere schiacciate da quelle nazionali. Con buona pace, ancora una volta – ha concluso – di un autentico spazio democratico che aspettiamo da due anni”

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