Il Pd ha tradito i suoi valori. E Renzi dovrebbe vergognarsi

Per Alessandra Maiorino è un errore fidarsi di Letta & company: "Il Reddito di cittadinanza non è voto di scambio".

Renzi? “Dovrebbe vergognarsi”. Gli altri partiti? “Pensavano di cancellarci”. E il Pd in particolare? “Hanno tradito i valori del campo progressista”. Ci sarà una ragione se la senatrice del Movimento cinque stelle, Alessandra Maiorino, è in forte ascesa tra i pentastellati: il suo pensiero, ascoltandola, rispecchia pienamente quello di tanti attivisti che negli ultimi giorni stanno riempiendo le piazze. Specie sul tema del Reddito di cittadinanza. Lo stesso Reddito che ieri Renzi ha avvicinato al voto clientelare.

LA SCHIAVITU' NASCOSTA E IL BUSINESS DELLA PROSTITUZIONE UNA PROSPETTIVA DELL'ESPERIENZA

“Il socio di Calenda dovrebbe vergognarsi per queste affermazioni, che peraltro ripete ossessivamente perché non ha nulla da proporre agli elettori – chiosa la Maiorino – Tra un jet privato e un altro Renzi insulta tante persone che grazie al Reddito di Cittadinanza hanno ritrovato il diritto alla dignità. Piuttosto, il Reddito allontana il pericolo del voto di scambio. Il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica che dopo aver portato nel welfare italiano un istituto che all’estero esisteva già da diverso tempo, ora difende i percettori da un’aggressione che arriva da destra e sinistra, condita da molte sciocchezze”.

Quali ad esempio?
Vanno in giro a dire che i percettori abili al lavoro devono essere accompagnati a trovare un impiego, che chi rifiuta le offerte di lavoro deve perdere il sussidio. Diamo loro una notizia, è già così. Piuttosto gli esponenti del centrodestra dovrebbero far lavorare i loro presidenti di Regione che a oltre tre anni di distanza dallo stanziamento dei fondi da parte del governo Conte, ancora non hanno assunto buona parte degli addetti dei Centri per l’Impiego. Inutile chiedere che le politiche attive funzionino se le boicotti tu stesso.

Si è dato una spiegazione di questa sorta di attacco concentrico al Movimento e al Reddito? Perché dà e date così fastidio?
Pensavano di cancellarci dalla scena politica, di normalizzare il quadro. Invece questa campagna elettorale dimostra che tante cittadine e tanti cittadini vedono in noi l’unica proposta politica seria, dalla parte di chi ha il bisogno di riscattarsi, di lavorare in condizioni migliori, di fare impresa serenamente. Poi però si intestano tutte le nostre riforme: il Pd dopo aver votato contro il Reddito di Cittadinanza e aver ostacolato il Salario minimo, ora prova rivenderseli in campagna elettorale, pur tra mille ambiguità. Da destra a sinistra, tutti elogiano il Superbonus, ma per mesi hanno lasciato che il governo Draghi ne incagliasse il meccanismo. Ma potrei andare avanti con Transizione 4.0, con le Comunità energetiche rinnovabili e altre novità che sono realtà grazie al M5S.

Stando ai sondaggi, però, al Sud il Movimento è dato in forte ascesa. Credo che sia merito solo della strenua difesa sul Reddito di cittadinanza?
C’è molto altro. Il Reddito è al centro della campagna elettorale soprattutto perché le altre forze politiche hanno in programma la sua demolizione. Ha ragione il nostro presidente Conte quando dice che siamo in un mondo al contrario, in cui una misura che ha reso la società più giusta viene bersagliata in modo assurdo. Ma le nostre conquiste e le nostre proposte sono tante altre. Abbiamo un programma innovativo e realizzabile sulla transizione ecologica e energetica, sui diritti civili e le politiche di genere, sul lavoro e il welfare. Siamo dalla parte giusta e le persone lo sanno.

In ogni caso Conte è stato chiaro: “con questo Pd è chiuso ogni dialogo”. Si è dato una spiegazione del perché Letta e il Pd abbiano così radicalmente cambiato idea su di voi?
La loro infatuazione verso la famigerata agenda Draghi e verso la figura del premier sono un tradimento dei valori del campo progressista che stavamo costruendo insieme. Un conto è sostenere lealmente un governo di emergenza in cui ci sono dentro anche Lega e Forza Italia, un altro è elevare a piattaforma programmatica l’azione di questo governo. Ci hanno aggrediti perché abbiamo sottoposto a Draghi dei punti chiari che corrispondevano e corrispondono ancora alle esigenze prioritarie degli italiani. Hanno peccato ancora una volta di presunzione e snobismo, sottovalutavano la nostra forza e pensavano di andare con Calenda. Hanno abbandonato un mondo che chiede diritti, giustizia sociale. A quel mondo pensiamo noi.
Quando accadono queste cose, però, forse sono da rintracciare anche responsabilità interne.
Gli errori si fanno, ma nel caso specifico credo che abbiamo sopravvalutato la loro lealtà, la loro adesione alle idee progressiste.

Inevitabilmente in questa campagna elettorale entra anche la questione ucraina. Le parole di Putin lo dimostrano. Letta ha detto: o si sta con Putin o con l’Ue. Voi con chi state?
Il punto non è se fermare Putin o dargliela vinta. Tutti vogliamo fermare Putin, ma il problema è come farlo. Proseguendo sulla strada dell’escalation militare contro una potenza militarista disposta a usare le armi nucleari per difendersi, imbocchiamo un binario morto che conduce alla catastrofe. Per il bene della popolazione ucraina ma anche per il bene della popolazione europea e italiana, dobbiamo fermare la folle corsa di questo treno verso la guerra nucleare, obbligando Putin a una soluzione negoziale. Negoziare significa essere pronti a concedere qualcosa per venirsi incontro. A Putin interessa la sicurezza della Russia e questa può essere oggetto di una conferenza internazionale sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, sul modello di quella di Helsinki del 1975 che inaugurò la distensione tra est e ovest. Il nuovo governo italiano dovrebbe mettersi a lavorare dal primo giorno – con USA, NATO, UE, ONU, OSCE, Cina e Vaticano – per organizzare una Conferenza di pace a Roma.

Per chiudere: enerdì in chiusura di campagna elettorale dobbiamo aspettarci anche la presenza di Grillo?
Guardi, da quel che so non sarà a Roma ma il suo sostegno nella nostra campagna elettorale è certo e costante.

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