Il Pd litiga sempre. Anche sulla Brexit, perché Renzi non ha parlato con il partito

di Silvio Capone
Politica

Anche la Brexit diventa un problema nel Partito democratico. Perché la minoranza, capeggiata da Pier Luigi Bersani, ha messo nero su bianco la richiesta a Matteo Renzi. “Non sarebbe il caso di organizzare una discussione seria su come reagire alla Brexit? Non potrebbe occuparsene il Pd?”, ha scritto  sul proprio profilo Facebook  l’ex segretario invocando una discussione a Largo del Nazareno. Che, invece, continua a latitare. L’unico fatto certo è che la direzionale nazionale è slittata ulteriormente: il confronto interno è fissato per lunedì 4 luglio. Nella sinistra del Pd, al momento, non si segnalano movimento: l’attesa è tutta concentrata sulle proposte che il leader dem metterà sul tavolo. A partire dalla politica del Governo. L’analisi del voto, fatta dalla corrente guidata da Roberto Speranza, ha portato a una convinzione: per risollevare il Pd non basta nemmeno più il ricambio in segreteraia, ma serve un’inversione di rotta sulle scelte decisive dell’esecutivo. Oltre alla maggiore collegialità che comunque già sulla Brexit è venuta meno, come ha fatto notare Bersani.

GRANDI VECCHI
Come se non bastasse, anche Walter Veltroni ha fatto sentire la propria voce. Smettendo di indossare i panni del renziano. Il segnale che il segretario sta perdendo l’appoggio anche dei principali supporter della vecchia guardia: “Questo non è un momento in cui basta dire ‘io ho fatto’. Bisogna farsi parte del disagio sociale. Bisogna farsi carico del fatto che c’è un dolore, un malessere, esteso in tutta la popolazione, e assumerlo dentro di sé”, ha scandito l’ex sindaco di Roma.