Il pellegrinaggio di Letta in Europa non riesce a fare miracoli

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di Angelo Perfetti

Le intenzioni sono buone, anche se – a dire la verità – lasciano un po’ perplessi rispetto a chi le dice. Ovviamente non per il premier in sé, ma per il mondo che rappresenta e per le scelte fatte fino a “ieri”. Dire all’Europa che “la pressione fiscale è assolutamente insostenibile”, se per un austriaco, o un francese o un tedesco può essere una frase su cui riflettere, per un italiano è al contrario quasi una provocazione. Ma chi l’ha creata quella pressione fiscale se non quel mondo politico cui il piddino Letta fa riferimento e con il quale oggi governa insieme al centrodestra? Sentir dire “oggi ci concentreremo sulla disoccupazione giovanile” fa nascere spontanea la domanda: e ieri, perché non è stato fatto? Pur avendo fiducia sulle capacità di mediazione del nuovo premier, dunque, resta qualche ragionevole dubbio sul fatto che gli stessi personaggi che hanno creato la situazione in cui siamo possano avere le chiavi per uscirne.

Le “aperture” europee
Fatto sta che a conclusione del suo tour europeo, Enrico Letta ha incassato tanta solidarietà ma poche aperture. O meglio, timidi appoggi all’idea italiana di un rinvio dei tempi del pareggio di bilancio dell’Italia, previsto per il 2013, sono arrivati da Herman Van Rompuy: il presidente del Consiglio europeo aveva spiegato che l’Ue sostiene lo sforzo di rilancio economico del nuovo governo italiano, pur ribadendo la necessità di tenere in ordine i conti. Mercoledì a Parigi Letta aveva incassato anche il sostegno di Hollande nella richiesta di un maggiore impegno dell’Europa sui temi della crescita, dichiarandosi “soddisfatto al 100%”. Decisamente meno ottimsitico il faccia a faccia a Berlino con la Merkel che, al di là dei toni cordiali, non ha dato alcun segnale di apertura da parte della Germania verso un approccio meno rigoroso delle politiche di risanamento dei paesi ad alto debito della zona euro. L’atteggiamento della Commissione, secondo Josè Manuel Barroso, dovrebbe essere accomodante. Come del resto la politica monetaria della Bce che ha tagliato ancora i tassi per dare più ossigeno all’eurozona. Ma tutto cio’ non costituisce affatto quella svolta chiesta dall’Italia.

Ottimismo relativo
Non è ben chiaro dunque su che cosa basi l’ottimismo Enrico Letta, a chiusura del tour europeo che lo ha visto volare a Per sua stessa ammissione, si trattava di capire i margini di manovra che l’Italia può avere nella Ue. Il risultato è sconfortante: l’Europa non fa sconti. Il peso del debito pubblico, come osserva il premier, non ci consente di chiedere dilazioni nella procedura di rientro del deficit: è la grande differenza con la Francia che invece le ha ottenute. L’Ocse aggiunge anche che adesso non si possono tagliare le tasse: al massimo è consentito qualche ritocco. Il giro europeo tra Berlino, Parigi e Bruxelles è servito dunque più che altro per presentare il nuovo governo. Poco di più. E non è un buon segnale per il prossimo futuro.
Anche la considerazione che “in prospettiva la pressione fiscale deve scendere, senza però rilassamento fiscale” sembra una contraddizione in termini. Intanto c’è il problema Imu e la ricerca affannosa dei 4 miliardi che non enterranno nelle casse dello Stato. Ed è solo il primo ostacolo.