Il percorso di una coalizione con i dem va costruito. Non può essere improvvisato. Per la Macina (M5S): “Non è questione di nomi. Un programma condiviso non si fa di corsa”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Il percorso delle alleanze anche sul territorio “va costruito e non può essere improvvisato”. È chiara la linea tracciata da Anna Macina, volto sempre più rappresentativo all’interno del Movimento cinque stelle, dopo le parole del presidente Conte che ha aperto ad accordi immediati in viste delle elezioni regionali. “L’espressione dei cittadini per noi che abbiamo fatto della democrazia diretta una delle nostre bandiere è vincolante – spiega la Macina – Ma attenzione, abbiamo aperto alla possibilità di alleanze alle elezioni amministrative, dunque non vincola a un accordo men che meno da questa tornata”.

Conte ha parlato anche direttamente della sua Puglia. Vede un’alleanza a sostegno di Emiliano remota?
Ho apprezzato molto le parole di Conte. Del resto trovo anche normale che avverta una grande attenzione per la Puglia che è la sua terra, così come la mia, ma se un po’ lo conosco non opererà alcuna forzatura e non andrà oltre l’auspicio. Come ha ribadito anche Vito Crimi, ai territori va lasciata ampia autonomia. In Puglia, così come nelle Marche, non si possono stravolgere decisioni prese a pochissimi giorni dal deposito delle liste.

Se si dovesse arrivare a un accordo nelle due regioni più in bilico, Marche e Puglia, l’alleanza 5S-Pd, almeno stando ai sondaggi, vincerebbe. Perché favorire in queste regioni il centrodestra?
Guardi, non è questa la logica da seguire. Nelle Marche e in Puglia viene chiesto di scegliere il candidato maggiormente capace di dialogare con i territori sulla base di un programma di governo regionale. I cittadini non possono essere costretti a votare il meno peggio. Oggi nelle regioni M5s e Pd hanno programmi in buona parte alternativi, noi siamo stati all’opposizione di Emiliano, tanto per fare l’esempio della mia regione, e non si può in 48 ore ripianare tutte le diversità emerse in anni di politica regionale. E poi, mi consenta, non è solo una questione di nomi. Come si fa a scrivere un programma condiviso in così poco tempo?

Intanto Salvini ha detto che con le regionali finirà il bluff di questo governo…
Mi lasci dire che è lui che bluffa, da un anno. Fece cadere il governo come stesse giocando a una partita di poker, ma per fortuna del Paese la mano gli andò malissimo. Da allora non ne ha azzeccata una: è contradditorio, cialtronesco, ha poche idee e bn confuse. Soffia sui problemi, a volte se li inventa, ma non fa niente per risolverli.

Dopo il voto si parla già di rimpasto. Nel mirino, per alcuni, ci sono Catalfo e Azzolina…
Non ho la sfera di cristallo. Ma i nomi che mi sta citando stanno lavorando egregiamente. Le ministre Azzolina e Catalfo sono impegnate in un compito difficilissimo: la prima deve far ripartire la scuola, un apparato di circa 10 milioni di persone, in tutta sicurezza; la seconda deve fare in modo che nessuno resti indietro, deve tutelare imprese e lavoratori e fare in modo che si superino gli effetti travolgenti della crisi. Aggiungo che di rimpasto leggiamo sui giornali, ma tra di noi non se ne parla. Il governo e la maggioranza che lo sostiene sono solidi. Abbiamo affrontato la più clamorosa emergenza sanitaria della storia della Repubblica e siamo impegnati per rilanciare l’economia del Paese. Affianco a tutto questo stiamo anche lavorando su grandi riforme. Legge elettorale, conflitto di interessi, senza dimenticare il referendum costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari che si voterà negli stessi giorni delle Regionali e che meriterà, spero anche da parte dei media, una grande attenzione.