Già dimenticata l’emergenza, il piano anti smog va in fumo. E l’Italia lascia nel cassetto 900 milioni destinati a ridurre l’inquinamento

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di Stefano Iannaccone

Un tesoretto di 900 milioni di euro ostaggio della burocrazia. E costretto a giacere nei cassetti. Senza sortire gli effetti sperati sulla qualità dell’ambiente e sulla salute dei cittadini. Una vera beffa in tempi di “emergenza smog”. La storia del conto termico inizia con il decreto Sblocca Italia del 2014, che ha introdotto un sistema di incentivi per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. «È un esempio di cattiva burocrazia che genera inquinamento. Ma è anche uno scandalo insopportabile», attacca il deputato del Partito democratico, Ermete Realacci che, interpellato da La Notizia, lamenta la scarsa attenzione sul tema: «Finita la danza della pioggia, la lotta allo smog è stata accantonata». E quindi annuncia battaglia alla Camera con lo scopo di rendere operativo il conto termico, che mette sul piatto incentivi di 700 milioni per i privati e 200 per il pubblico. Ma la somma è totalmente inutilizzata «per la farraginosità dell’iter burocratico finora previsto», denuncia un’interrogazione depositata dall’esponente del Pd. Quei soldi avrebbero, peraltro, portato posti di lavoro, provocando effetti positivi anche per l’economia e l’occupazione. «Sarebbe bastata la semplificazione delle procedure, combattendo quella che definisco la vecchia burocrazia», ragiona il deputato dem.

PROMESSE TRADITE – Il ministro dello sviluppo Economico, Federica Guidi, si era spinta a garantire nei mesi scorsi «un nuovo conto termico e nuovi incentivi per le rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico». Ma l’annuncio non ha avuto seguito. Inoltre, poco più di un anno fa, il 9 gennaio 2015, è stata istituita una cabina di regia per l’efficienza energetica, finalizzata al coordinamento delle misure da realizzare, coinvolgendo vari Ministeri. «Non risulta evidenza dell’attività di questa cabina di regia», spiega Realacci. E non risulta nemmeno completato il monitoraggio – del ministero dello Sviluppo economico insieme con il Ministero dell’Ambiente – sull’applicazione degli incentivi presente nel decreto Sblocca Italia.

(SUR)RISCALDAMENTO – A fine dicembre è stato tutto un gran parlare del problema inquinamento che rendeva irrespirabile l’aria nelle città italiane. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha annunciato misure straordinarie per affrontare il problema. Ma – secondo Realacci – il pacchetto predisposto dal governo è insufficiente: «La questione non deve essere affrontata con soluzioni tampone, occorre rendere esecutive norme come il conto termico». I dati scientifici sottolineano infatti l’importanza di questi interventi di efficientamento: le emissioni delle famigerate polveri sottili Pm10 dipendono per il 40% proprio dal riscaldamento. E la vicenda degli incentivi non utilizzati assume i contorni di un’occasione persa: sia per il miglioramento delle condizioni ambientali che per gli effetti economici e occupazionali.

@SteI