Il piano della task force. Ripartenza accelerata già prima del 3 maggio. Dall’automotive alla metallurgia. La nuova agenda delle riaperture

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Adesso tutti vogliono “ripartire”. Non solo imprese e commercianti continuano il pressing perché venga al più presto allentato il lockdown per evitare il collasso dell’economia. Anche le forze politiche che più si erano distinte nel chiedere la serrata totale ora battono i pugni sul tavolo per una ripartenza sprint del Paese. È il caso di Matteo Salvini. Che chiede di “far riaprire in sicurezza chi può il prima possibile perché stare chiusi altre settimane e mesi porterà al disastro economico”. L’azzurra Anna Maria Bernini argomenta che “il lockdown costa 47 miliardi al mese, il 3,1% del Pil, e le imprese non possono più aspettare”. Si aggiunge al coro il Pd. “La task force guidata da Colao, il governo, il Comitato tecnico scientifico, lavorino seriamente al piano della ripresa, alle regole di riapertura dei negozi, all’organizzazione del lavoro, dei trasporti, della sanità. Dobbiamo riaccendere il tasto on al Paese”, afferma Andrea Marcucci.

A fronte dei rigoristi come il ministro Francesco Boccia, a onor del vero. Dopo un primo incontro sabato, gli esperti guidati da Vittorio Colao sono tornati a riunirsi ieri. Il compito è proporre modelli per la ripresa del Paese sul piano del lavoro e su uno più squisitamente sociale. E nel governo si studia la possibilità di far ripartire già prima della data del 3 maggio, nuovo orizzonte temporale definito dal premier per il lockdown, altre attività, dalla moda all’automotive, dalla metallurgia alla produzione di macchinari per agricoltura e silvicoltura, fino al commercio all’ingrosso. In tal caso potrebbe bastare un nuovo aggiornamento della lista delle attività produttive consentite da parte del Mise.

Per i negozi al dettaglio, uffici pubblici, bar e ristoranti, barbieri ed estetisti se ne saprà di più dopo il 4 maggio. Cruciale sarà riaggiornare i protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro, elaborati a marzo tra governo e parti sociali. Si guarda anche al modello elaborato da Fca (obbligo di mascherina, rilevazione delle temperature, distanziamento, sanificazione degli ambienti, uso dello smart working e formazione del personale). Sul tavolo degli esperti ci sono le analisi di vari istituti, dall’Inail alla Banca d’Italia. L’Inail in particolare ha messo a punto una mappa con tutte le attività lavorative e il rischio di indice connesso. Ad ogni livello dovrebbero corrispondere adeguate misure di protezione e distanziamento sociale.

La mappatura servirà dunque da bussola per chi dovrà suggerire, e in ultima analisi decidere, come scaglionare la riapertura delle fabbriche e delle attività commerciali in base alle diverse tipologie. Prima e dopo il 3 maggio. Ad ogni modo si studiano aperture e allentamenti delle restrizioni scaglionati in base a regioni, attività e fasce d’età. Da risolvere sono i problemi di mobilità e dunque dei trasporti pubblici per chi deve raggiungere un posto di lavoro. Anche per questo si ragiona su ingressi nei posti di lavoro a orari scaglionati. E soprattutto su un uso di tecnologie che permettano di limitare gli accessi ai bus. Ma il massiccio ricorso alla tecnologia si studia in larga scala anche per monitorare i contagi. Si pensa ad un’app in cui ognuno possa registrarsi e inserire i propri dati e la propria situazione sanitaria.