Il potere logora chi non ce l’ha. Pur di liberarsi di Conte, Renzi e Salvini inciuciano anche col virus

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Che le fake news corrano sulla carta stampata desta sconcerto. Eppure a scorrere i titoli di quotidiani come Libero e Il Giornale non si può non notare come sia stata, nel giro di poche ore, rovesciata la prospettiva sulla narrazione del Coronavirus. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti dai titoli allarmistici (“Il virus non si ferma”, “il Nord chiude”) è passato a intimare un “Basta con l’allarmismo”. Idem per Libero: da “Prove tecniche di strage” all’invito a darci tutti una calmata. Del resto di che stupirci se ad alimentare le fake news sono due leader politici di primo piano come i due Mattei.

I numeri uno di Iv, Matteo Renzi, e della Lega, Matteo Salvini, assomigliano ai due personaggi di Samuel Beckett di “Waiting for Godot”. Nel caso nostrano Godot è il governo di emergenza o solidarietà nazionale. L’attesa, come in Beckett, è illusoria: Godot non si paleserà mai. Atterrato dalle vette dell’Himalaya al salotto di Bruno Vespa, il 19 febbraio, Renzi aveva lanciato l’idea di un esecutivo istituzionale senza l’attuale premier. In realtà Giuseppe Conte, aveva aggiunto, può restare se accettasse un patto “modello Nazareno” con il suo nemico Salvini. Richiesta irricevibile. Lo stesso Salvini, favorevole a un governo di scopo per votare in autunno, a Renzi aveva detto no. Ma soprattutto no avevano detto FdI e la maggioranza. L’unica non del tutto immune all’ammucchiata Forza Italia. Lo schema si ripete oggi.

LE STRATEGIE. I due Mattei sono in contatto, accomunati dall’obiettivo di sfrattare da Palazzo Chigi Conte. Ma Salvini, tallonato da Giorgia Meloni che ha già messo la freccia e sogna il sorpasso sul Carroccio, tenta di salvare le apparenze. Nell’ormai appuntamento quotidiano con i cronisti l’ex ministro dell’Interno parla la stesso lingua del senatore di Rignano. “Taglio di tasse, burocrazia e rilancio infrastrutture. A una crisi come questa si risponde con uno shock”, evoca mutuando il piano “scioccante” dall’altro Matteo. Il leader leghista parla prima di salire al Colle per il colloquio col Capo dello Stato da lui richiesto. Auspica un “governo scialuppa” a scadenza (otto mesi) che traghetti il Paese verso elezioni. Primo requisito: Conte fuori. Un esecutivo anche con Pd e Iv? “Difficile governare – replica Salvini – con chi sta sostenendo l’attuale premier. Penso al centrodestra, e ai tanti, anche tra i 5 stelle, che sono a disagio”.

FRONTE DEL NO. Peccato che Meloni non ne voglia sentir parlare (“Un governo istituzionale per noi rimane un inciucio”). FI – tra cene e aperitivi – si divide tra chi apre all’ipotesi e chi è “responsabile”. Il Pd – da Francesco Boccia a Goffredo Bettini, da Andrea Orlando a Roberto Gualtieri – rifiuta qualsiasi ipotesi di governo con la destra. Lo stesso il M5S. “Basta sciacallaggio su questioni serie”, replica Vito Crimi. “No ad ammucchiata”, dice Leu. Renzi sbotta: “Quando l’emergenza sarà rientrata parleremo del futuro del governo”. La sua collega Maria Elena Boschi spariglia le carte: “Questa legislatura arriverà al 2023”. Si tiene lontano dalle polemiche Conte: “Noi siamo un governo unito, lo siamo già”. Nell’incontro di Salvini con Sergio Mattarella tutti negano che si sia affrontato il tema di un cambio di governo. Solo le ricette della Lega per fronteggiare le conseguenze economiche e sanitarie del Coronavirus. Del resto al Colle non si ha alcun sentore di una situazione politica a tal punto emergenziale da giustificare un governissimo. Questo esiste solo nella mente dei due Mattei mai così vicini. “L’unico piano shock è mandare a casa Conte”. Lo dice Salvini, lo pensa pure Renzi.

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