Il primo bilancio post terremoto, oltre 4mila persone in tenda. E per le casette ci vogliono 7 mesi

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Per le casette servono almeno sette mesi. Le 4.500 persone ospitate nelle tende dovranno trascorrere l’inverno in condizioni difficili. Il primo bilancio della situazione post terremoto fa i conti con una realtà complicata. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha fornito un resoconto durante l’audizione in Commissione Ambiente alla Camera, aggiornando il dato sulla raccolta fondi: a oggi, tramite gli sms solidali, sono arrivati oltre 13 milioni e mezzo di euro.

I numeri della Protezione civile
“Sono 4500 le persone sfollate dopo il sisma del 24 agosto, che ha colpito il centro Italia e assistite nelle tende, a fronte di una disponibilità molto più ampia. Il numero delle persone in tenda è destinato a diminuire perché molti degli sfollati stanno aspettando la valutazione di agibilità delle case”, ha affermato. “L’intenzione e la necessità – ha aggiunto – è di dare presto un miglior collocamento”. La questione è tuttavia legata alla volontà delle persone. “Su questo abbiamo una difficoltà pratica, di una popolazione che a quattordici giorni dal sisma ancora non è pronta a venir via”, ha evidenziato il numero uno della Protezione civile. Nel dettaglio ha riferito “Su Amatrice si sta ragionando perchè c’è una quota parte disposta ad andare ma molti vogliono rimanere. Ad Arquata sono in corso una serie di incontri per capire bene qual è il sentimento della popolazione sulla loro sistemazione”.

Per una alloggio più consono, Curcio ha spiegato: “Le casette, che non saranno necessariamente di legno, avranno requisiti abitativi molto elevati, ma saranno comunque di tipo provvisorio. Abbiamo stimato un tempo di realizzazione massimo di 7 mesi. La tipologia delll’abitazione influisce sul tempo perchè non sono container: c’è bisogno di una serie di requisiti, sia di urbanizzazione che giuridico-amministrativi”. Ma i passaggi successivi chiamano in causa anche le amministrazioni locali: “Bisogna far delle verifiche con i comuni sulla quantificazione dei fabbisogni perchè i comuni hanno perso la conoscenza delle necessità dei nuclei familiari. Bisogna capire, ad esempio, quante casette servono per un nucleo di 2 e quante per un nucleo di 5 persone. Ovviamente questo dobbiamo farlo con i Comuni e stiamo già lavorando per renderli in grado di ricevere le squadre che faranno le verifiche”.