Il Punto di Mauro Masi. La Rete è, al tempo stesso, indispensabile e inaffidabile

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Che effetto avrà sull’opinione pubblica il nuovo “scandalo” Wikileaks?  Lo sconcerto è grande soprattutto negli USA, ma non solo. Sapere che si può essere spiati (in questo caso, come dice Assange, dalla CIA, in un futuro da chi sa chi) attraverso ogni IPhone, ogni pc e anche attraverso l’ultima generazione delle TV è qualcosa che può minare nel profondo il rapporto tra cittadini e le nuove tecnologie nonché ,  in definitiva, tra i cittadini e Internet.

Ci si può fidare di Internet? Il dibattito, che è serrato e meno scontato del solito (alcuni conservatori a favore dell’open source, alcuni liberal contro la Rete), è nato dopo le rilevazioni, nel 2014, dell’ex ( ma proprio ex?) spia Edward Snowden che hanno fatto conoscere al grande  pubblico  programmi come Fairview, Prism, Blarney. Programmi cioè che permettono un controllo di massa sul traffico telefonico ed in Rete nonché una sorta di incredibile catalogazione sistemica di dati (per parola chiave o per altri classificatori).

Ma l’aspetto diciamo così “istituzionale” delle violazioni sulla Rete si affianca ad un incredibile crescita dei cosiddetti cyber-crimes, dei crimini e le violazioni dei diritti compiuti da privati sulla Rete e per mezzo della Rete. Secondo Symantec (una delle maggiori imprese di sicurezza informatica degli USA) i cyber-crimes costano a livello mondiale oltre 133 miliardi di dollari l’anno e toccano almeno 378 milioni di persone. Molti di questi “crimes” avvengono proprio carpendo la buona fede dei consumatori: tipico il caso (in forte crescita anche da noi in Italia) di e-mails che sembrano essere inviate da fonti credibili ed istituzionali e si rivelano poi trappole per accedere ad usernames e password da usare poi illecitamente.

Insomma la credibilità di Internet,  insieme a quella di tutto un mondo high-tech, è in crollo verticale e, anche se può sembrare un paradosso, è in correlazione inversa con lo sviluppo della Rete. Ciò, peraltro, non deve stupire più di tanto basta pensare che dubbi pesanti di credibilità minano anche alcuni dei pilastri ormai tradizionali della Rete ad esempio Wikipedia (l’enciclopedia on line fondata nel 2001 e diventata il quinto sito più popolare al mondo con edizioni in 207 lingue) o ricordare la polemica sulla post-verità  e cioè quel diluvio di notizie false che si auto-alimenta sui social e che tanto ha inciso sulle ultime elezioni presidenziali americane. Che fare? La risposta ovvia sarebbe quella di definire un sistema internazionale di regole semplici e affidabili che possano garantire i contenuti sulla Rete ma i lettori di questa Rubrica sanno bene che tutto ciò, allo stato, è pura utopia. Per ora può essere sufficiente avere la consapevolezza che la Rete è, al tempo stesso, indispensabile e inaffidabile. E regolarsi di conseguenza.