Il Punto di Mauro Masi. Nessuno Stato può pensare di sconfiggere da solo contraffazione e pirateria

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L’FBI ha deciso di non rivelare come sia riuscita a forzare il codice criptato dell’IPhone 5 dell’attentatore di San Bernardino in California (14 morti lo scorso dicembre, operatori di un centro per disabili uccisi a sangue freddo da Syed Rizwan). La mossa è chiaramente una ritorsione contro Apple che, come noto, si è rifiutata di fornire la chiave di apertura dello smartphone in omaggio (almeno così è stato affermato ufficialmente) alla tutela della privacy dei propri clienti.

E’ facile tuttavia prevedere che la decisione creerà ulteriori dibattiti e ulteriori problemi anche in sede legale; si ritiene infatti che l’FBI per ottenere “l’apertura” del cellulare abbia comprato (la stampa americana parla di una spesa di 1,3 milioni di dollari) un sistema da una impresa straniera (si dice israeliana) che utilizzerebbe anche noti hackers alcuni ricercati dalle polizie di mezzo mondo.

Da più parti si richiede inoltre che l’FBI depositi nelle sedi istituzionali la metodologia comunque acquisita perché questa (rivelatasi così efficace) potrebbe aprire pericolosi “buchi” nei sistemi di sicurezza e quindi va studiata in dettaglio e, più in generale, perché un’agenzia governativa ha nei confronti del pubblico obblighi di trasparenza che non possono essere elusi anche in casi come questo.

Il tema, come si vede, è vivissimo ed avrà riflessi che vanno ben al di là della specifica vicenda e ci coinvolgono tutti (almeno quelli che possiedono uno smartphone: 1,4 miliardi venduti solo nel 2015).

Lo scorso 26 aprile è stata la giornata mondiale della proprietà intellettuale, un’iniziativa che si ripete dal 1970 quando fu lanciata dall’OMPI, l’Organizzazione mondiale delle proprietà intellettuali, l’organizzazione di settore creata nell’ambito dell’ONU.

Quasi in coincidenza con la Giornata Mondiale, l’OCSE e l’Ufficio dell’EU per la proprietà intellettuale (EUIPO, il nuovo nome dell’UAMI l’ufficio per l’armonizzazione del mercato interno) hanno reso noto un report che quantifica in circa 461 miliardi di dollari il valore a livello mondiale della contraffazione e pirateria nel 2013. Una cifra enorme  (più del 2% del valore delle importazioni globali) che quasi raddoppia quella della precedente stima dell’OCSE riferita all’anno 2008. Un dato ancor più significativo se si pensa che anche l’azione di contrasto (sequestri, chiusura di siti, azioni legali specifiche nazionali e internazionali) è cresciuta in maniera esponenziale.

Il report dell’OCSE merita un’analisi approfondita e ci torneremo in seguito,  quello che si può dire sin d’ora è che contraffazione e pirateria sono un autentico fenomeno globale e che nessuno Stato (anche quelli più efficienti in termini di tutela della proprietà intellettuale) può pensare di affrontarli (men che meno sconfiggerli) da solo.