Il Punto di Mauro Masi. Obbligo di trasparenza per chi raccoglie i dati

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

I dati sono per la società dell’informazione quello che era il petrolio per l’economia industriale: “ la risorsa critica che alimenta l’innovazione su cui fa affidamento la gente” (da Big Data di Mayer-Schönberger e Cukier). E di fronte alle capacità di raccogliere e utilizzare i dati di cui sono oggi capaci le aziende “Over the Top” (Google, Amazon, Apple,Facebook, Microsoft) si stanno sviluppando problematiche simili a quelle nate con l’ascesa dei così detti “robber  barons” ( i baroni rapinatori) che nell’America del XIX secolo dominavano le ferrovie, l’industria dell’acciaio, le reti telegrafiche. Per contenere questi giganti, il governo federale degli Stati Uniti introdusse le leggi Antitrust; un sistema nato specificatamente per le ferrovie ma costruito con una tale intelligente  flessibilità  da renderlo applicabile con efficacia anche negli anni successivi: alla Standard Oil negli anni ’20, all’IBM negli 60, alla Xerox negli anni 70, all’ATeT negli anni ’80 a Microsoft negli anni ‘ 90. Ora però ci si chiede se la natura peculiare della Rete, o meglio della raccolta dei dati attraverso la Rete, non renda del tutto superate le tradizionali ricette Antitrust. Come ha osservato di recente l’Economist, spaccare Google in  4 o 5 “Googletes”  darebbe solo modo ad una di queste di riaggregare attraverso il Web il mercato di riferimento  e riproporsi entro breve tempo in posizione dominanate. E non è detto poi che in questo scenario  di scissioni e riaggregazioni gli utenti / consumatori  abbiano a  guadagnarne  in termini sia di costi ( molti dei servizi offerti oggi delle Over The Top sono gratuiti) che di qualità dei servizi. Il tema è, naturalmente, apertissimo e le soluzioni, se e quando arriveranno, non potranno prescindere da una riflessione sulla natura e sul funzionamento di Internet come fenomeno tipicamente sovranazionale.  Quello che fin d’ora si può dire è che, al di là degli eventuali vincoli giuridici e/o tecnici ( ma saranno mai possibili??),  chi è in grado di raccogliere mega-flussi di dati deve essere obbligato alla massima trasparenza, ad iniziare delle stesse Istituzioni nazionali e sovranazionali. Al riguardo,  in molti sottolineano  l’importante  esempio del sistema indiano Aadhaar che mette a disposizione di tutti una piattaforma di identificazione dei residenti in India in base a dati biometrici e demografici che vede ad oggi un miliardo e 133milioni di iscritti (il 99% degli indiani con più di 18 anni) e che il Capo Economista della Banca Mondiale Paul Romer ha definito “ il programma ID più sofisticato al mondo”.

La rivista “The Atlantic”,  il media tradizionale della cultura un po’ elitaria della East Coast americana ( si pubblica a Boston sin dal 1857),  ci racconta un caso singolare di contenzioso sul diritto d’autore che riguarda un murales apparso in questi giorni su un palazzo a Chicago e che raffigura il volto di Michelle Obama ritratta come una regina dell’antico Egitto. Il murale è opera dell’ urbanista e artista Chris Davis (che lo ha addirittura firmato) ma riprende in toto un disegno postato su Istagram nell’ottobre scorso dall’artista “digitale” Gelila Mesfin. Polemiche puntute tra i due e dichiarazioni un po’ fuori tema ma, a ben vedere, la problematica è quella solita: le immagini prese dai social sono protette dal diritto d’autore?