Il Punto di Mauro Masi. Serve una norma universale contro il lato oscuro del web

Va detto con chiarezza: le nuove proposte in materia di diritto d’autore presentate  quattro giorni fa dal Presidente della Commissione Europea Juncker in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione del 2016 rappresentano un importante passo avanti per chi ha a cuore la tutela della creatività e dei contenuti anche, e soprattutto, sulla Rete. Certo bisognerà che alle parole (seppur pronunciate in un’occasione tanto formale) seguano i fatti e il progetto, che si articola in due Regolamenti e due Direttive, arrivi rapidamente alla sua esecutività. Oggi però non può essere sottaciuta l’importanza del segnale che vuole dare la Commissione UE proponendo di cambiare radicalmente le proprie norme nel settore ferme al 2001; quindici anni in cui, soprattutto in quest’ambito, il mondo è completamente cambiato. Semplificando al massimo (ma sul tema torneremo sicuramente) le proposte Juncker si focalizzano sulla tutela dei diritti on-line e vertono su tre principali priorità: a) maggiori possibilità di scelta e migliore accesso ai contenuti on-line e transfrontalieri; b) miglioramento delle norme sul diritto d’autore e per la ricerca, l’istruzione e per l’inclusione delle  persone con disabilità (attuazione del famoso trattato di Marrakech sul diritto d’autore per le opere per i non vedenti);  c) un mercato più equo e sostenibile per i creativi e la stampa. Su quest’ultimo punto le parole del Presidente UE sono state talmente chiare da meritare di essere riportate testualmente: “Il lavoro dei giornalisti, editori e autori deve essere giustamente retribuito, che sia svolto in redazione o in casa, che sia diffuso offline e online che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink commerciale sul web”. Molto bene. Vedremo.

Per chi segue da anni questa Rubrica il suicidio della povera Tiziana  Cantone (la donna che si è tolta la vita perché perseguitata da un filmino hot diffuso e poi divenuto virale su Internet) non può rappresentare una sorpresa. Siamo  stati tra i primi in Italia ad evidenziare i rischi del bullismo in Rete arrivando a scrivere (si era nel settembre 2013) una lettera aperta all’allora Vice Ministro delegato alla materia Antonio Catricalà perché si facesse parte attiva con i protagonisti del settore almeno in termini di autoregolamentazione. L’iniziativa fu lodata anche dall’allora Presidente della Repubblica Napolitano. Oggi è da registrare che è iniziata la discussione alla Camera di un testo contro il cyber-bullismo già approvato dal Senato; un testo che nel passaggio tra le due Camere ha, in alcune sue parti, allargato il suo campo di azione non limitandosi più solo alla tutela dei minori. Anche altri Paesi, europei e non, hanno approvato leggi contro il cyber-bullismo; iniziative tutte più che lodevoli ma che potrebbero essere insufficienti alla bisogna. Internet è per definizione e per sua stessa natura un fenomeno globale, sovranazionale e nessuno Stato (nemmeno gli USA) è in grado di affrontarne le problematiche  da solo. O si trova – nelle sedi deputate alla cooperazione internazionale – una vera norma valida in tutto il mondo per rendere realmente efficace il diritto all’oblio e per combattere l’anonimato in Rete, o il lato oscuro del Web sarà sempre più oscuro, ampio e devastante.