Il Quirinale boccia il governo: via libera alla stretta sulla sicurezza, ma il governo cancella i poteri ai militari

Dalla stretta sulla sicurezza, approvata in Cdm, il Colle fa cancellare al governo la norma che dà poteri di polizia giudiziaria ai militari.

Il Quirinale boccia il governo: via libera alla stretta sulla sicurezza, ma il governo cancella i poteri ai militari

Il Quirinale costringe il governo al passo indietro. Una nuova bocciatura del Colle permette di fermare l’intenzione dell’esecutivo di conferire ai militari i compiti di polizia giudiziaria per rafforzare l’ordine pubblico. Nel testo su sicurezza e criminalità minorile a cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera non c’è quindi la norma che conferisce poteri di polizia giudiziaria ai militari. Decisivo l’intervento del Quirinale che ha espresso perplessità su questa misura durante le interlocuzioni avute con il governo.

Decreto sicurezza, il Quirinale frena il governo ma la stretta rimane

Il governo è quindi stato costretto al passo indietro, ma ancora una volta ha deciso di rispondere con una stretta securitaria alle manifestazioni con scontri e violenze dello scorso fine settimana. Anche il caos di Milano diventa quindi un’occasione per far propaganda, come dimostra anche la volontà della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di metterci la faccia, ma solo parzialmente.

Meloni, infatti, non decide di presentarsi in conferenza stampa per rispondere ai giornalisti, ma vuole rivendicare le misure e lo fa con un video sui social. Un monologo, senza domande. La presidente del Consiglio rivendica l’introduzione di “un nuovo reato” (l’ennesimo, verrebbe da dire), ovvero la partecipazione violenta a una manifestazione.

Meloni spiega: “Se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere, fino a 20mila euro di multa”. Inoltre, “se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo”.

Meloni rivendica poi un’altra misura, con la quale si applica “un principio semplice, chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”. La presidente del Consiglio spiega come funziona questa norma: “Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Certo ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve”.