Il Recovery Plan prende forma. Parte il confronto Governo-Regioni. L’obiettivo condiviso è rilanciare l’economia. Ma anche ridurre il gap territoriale del nostro Paese

di Laura Tecce
Politica

L’occasione è storica e la responsabilità che ne consegue è gravosa: gestire e utilizzare nel miglior modo possibile i 209 miliardi stanziati in sede europea con il Recovery Fund. A ognuno il suo compito: al nostro Paese quello di raccogliere la sfida di mettere in campo un piano di riforme all’altezza rispettando i tempi stabiliti (i progetti vanno presentati alla Commissione entro il 15 ottobre) in modo da poter aspirare alla possibilità di prefinanziamento del 10%, all’ Ue quello di garantire il successo dell’operazione. In merito è stato chiaro il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, che ieri ha incontrato a Roma il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, delegato da Conte al coordinamento del Ciae, il Comitato interministeriale affari europei scelto dal premier come “cabina di regia” per la stesura e l’approvazione del piano.

“Noi a Bruxelles dovremo saper gestire la Recovery and Resilience Facility (da 672,5 miliardi, ndr) coordinando il lavoro dei governi ma senza sostituirci a loro, dovremo anche lavorare alle risorse proprie, nuove forme di entrate europee, per dimostrare che si può fare debito in comune”, spiega Gentiloni, sottolineando però che “Nel 2020 l’Italia sta spendendo più di tutti, assieme alla Germania. Più di Francia e Spagna. Una cosa enorme visto il livello del debito. Ma attenzione: Next Generation Eu non è il secondo tempo di questa azione di pronto soccorso, magari finanziato da fondi europei. Queste spese straordinarie vanno gestite con una logica che non è di emergenza e l’obiettivo non è tornare alla situazione pre Covid: il Recovery avrà successo se trasformerà le nostre economie in senso più sostenibile, più inclusivo e le renderà più competitive. E per un Paese che aveva la crescita più bassa degli altri vale doppio, anche perché i sostegni ai redditi non possono durare all’infinito. Quindi più che cento progetti per dare segnali a tutti, è importante concentrarsi su sette o otto aree di intervento che trascinino il resto. Percorsi precisi con spese dettagliate, investimenti, regolamenti, risultati attesi, tempi previsti”.

Sulla stessa linea il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini: “L’obiettivo deve essere quello di fornire un contributo efficace in termini di proposte per la stesura del Piano nazionale per la ripresa, con una dotazione finanziaria di 209 miliardi di euro. Per questo abbiamo attivato un gruppo di lavoro interregionale che sarà coordinato da Donatella Tesei presidente dell’Umbria”, ha annunciato ieri a margine dell’incontro tra il governo e le Regioni sul Recovery fund. “La sfida che abbiamo di fronte è quella di far ripartire le economie più duramente colpite dall’emergenza Covid-19. Ma l’occasione va colta anche per investimenti che possano ridurre i divari territoriali del nostro Paese”.

“Le Regioni condividono le priorità indicate dal Governo, a partire dal miglioramento della pubblica amministrazione fino alle politiche per ricostruire la coesione sociale. Fondamentale anche a questo riguardo è la transizione verso una economia verde e digitale. Nei prossimi giorni – anticipa il governatore dell’Emilia Romagna – faremo sintesi in Conferenza delle Regioni delle priorità di tutte le Regioni offrendo al Governo un panel di interventi condiviso”. Già la settimana scorsa era stato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ad avanzare le proposte dei sindaci alla prima riunione del Ciae: il primo step, come annunciato dallo stesso Conte, sarà quello di selezionare quei progetti che sono più confacenti alle direttrici di sviluppo indicate dalla Commissione europea.