Referendum libera tutti: affossare le misure cautelari è un regalo a chi delinque

Se l'abrogazione della Severino riapre il Parlamento ai condannati, il secondo quesito rendere ardua l’applicazione delle misure cautelari

Se l’eventuale abrogazione della legge Severino potrebbe riaprire le porte del Parlamento ai condannati, il secondo quesito referendario rischia di rendere estremamente complicata l’applicazione delle misure cautelari con pesanti contraccolpi sull’attività d’indagine.

Referendum libera tutti: affossare le misure cautelari è un regalo a chi delinque

Domenica sulla scheda arancione gli italiani leggeranno: “Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale”. Questa è la seconda domanda, di cinque, del referendum sulla Giustizia proposto dalla Lega e dai Radicali.

MISURE CAUTELARI SMONTATE

Sostanzialmente quello che chiedono i proponenti è di limitare tutte quelle misure atte a limitare – temporaneamente – la libertà personale dell’indagato, durante la fase d’indagine, oppure dell’imputato, nel corso della fase processuale. Si tratta di un quesito all’apparenza semplice ma che non lo è affatto. Questo perché nel senso comune sul tema si è venuta a creare una gran confusione.

Quando si pensa a una misura cautelare, infatti, ai più viene in mente soltanto la più afflittiva ossia la custodia in carcere. Ma questa è soltanto una tra le tante visto che ne esistono di coercitive, tra le quali – solo per fare alcuni esempi – si annoverano i domiciliari, il divieto e l’obbligo di dimora o espatrio, e quelle interdittive che sostanzialmente limitano la capacità dell’indagato/imputato di svolgere una determinata funzione.

Insomma esistono varie forme di limitazioni, le quali devono essere richieste da un magistrato e disposte da un giudice. Peccato che i proponenti – tra cui incredibilmente proprio il Carroccio di Matteo Salvini che sembra essersi dimenticato le sue stesse radici di partito ‘dell’ordine pubblico’ – sembrano fare di tutta l’erba un fascio. Già perché con la vittoria del Sì, l’effetto evidente è che verrebbe fortemente limitata la possibilità dell’autorità giudiziaria di disporre una qualsiasi misura cautelare.

COME CAMBIANO LE MISURE CAUTELARI

Che le cose stiano così lo dice lo stesso quesito visto che se togli il rischio di reiterazione del reato come ragione valida per la custodia cautelare, codice di procedura penale alla mano, restano solamente il pericolo di fuga e l’inquinamento probatorio. Ma il primo è disarticolabile togliendo i documenti per l’espatrio mentre il secondo è estremamente difficile da dimostrare. Insomma si tratta di un ‘liberi tutti’ che deve preoccupare e non si tratta di essere giustizialisti o garantisti ma, semplicemente, realisti.

Come ha fatto notare il Movimento 5 Stelle, il secondo quesito referendario “mette a rischio l’intero sistema giudiziario”. Difficile dar loro torto perché limiterebbe perfino “l’efficacia della legge sul reato di stalking. Con la nuova norma, infatti, gli indagati per i quali non viene ravvisato un pericolo di fuga o di inquinamento delle prove, rimarrebbero in libertà se le condotte che gli vengono attribuite non sono state commesse con uso di violenza o di armi”.

Secondo M5S, “gli stalker che hanno agito senza adoperare violenza nei confronti delle loro vittime eviterebbero la misura cautelare. Rimarrebbero nella possibilità di proseguire con le molestie o, come spesso accade, di compiere delitti ancora più gravi. È inaccettabile. Il Movimento 5 Stelle, a partire dal #CodiceRosso, si è sempre battuto per la sicurezza e le tutele per i cittadini. Questo è un terreno sul quale non possiamo permetterci di arretrare nemmeno di un centimetro”.

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