Il ritorno a casa dell’Efebo di Sutri. La statua risale al primissimo periodo imperiale. È stata riportata dove era stata rinvenuta nel 1912

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un lungo viaggio partito nel primo periodo imperiale quello dell’Efebo di Sutri. Che ora è tornato a casa. Nella sua terra originaria in provincia di Viterbo, dove si fermerà per almeno due anni nel Museo del Patrimonium della cittadina laziale. La mostra vede come assoluta protagonista la statua di bronzo, alta poco meno di un metro, rinvenuta nel 1912 in un terreno nelle vicinanze di Sutri e a lungo conservata nel caveau di Palazzo Massimo a Roma. Un’opera di gran valore che era finita negli scantinati.

Cambio di residenza – L’atteso ritorno della scultura è stato sugellato con un evento che ha visto la partecipazione di Francesco Rutelli, che tra i primi si era attivato quattro anni fa per consentire all’Efebo di lasciare il Museo Nazionale Romano, il sottosegretario uscente ai beni e alle attività culturali Antimo Cesaro e il Professor Emmanuele Emanuele, il mecenate che più di tutti si è speso per ottenere la restituzione dell’opera. La statua rappresenta una figura maschile giovanile nuda in posizione eretta con il braccio destro sul capo e il sinistro piegato in modo da portare ad altezza del volto un oggetto ora mancante, forse uno specchio. L’Efebo risale al primo periodo imperiale. La sua somiglianza con la maggior parte dei bronzi pompeiani lo vuole prodotto da un’officina nazionale, come si conveniva al gusto e al lusso dell’arricchita borghesia romana. La mostra aperta a Sutri non ha ancora una data conclusiva. Perché il peregrinare dell’Efebo potrebbe concludersi anche nella cittadina viterbese. La soprintendenza romana ha infatti acconsentito a un prestito biennale dell’Efebo, che diventerà stabile se l’opera verrà valorizzata nel migliore dei modi. “Ho conosciuto la città di Sutri più di trent’anni fa, e me ne sono innamorato all’istante – ricorda Emmanuele Emanuele – Qui ho preso casa ed essa è diventata la città in cui più mi piace vivere, per la bellezza e la poesia che la pervadono. Da uomo disponibile a dare una mano, in virtù del mio convincimento per cui la cultura sia lo strumento principe per mutare le sorti della nostra economia, ho iniziato qui un percorso, che ha preso avvio con il restauro del soffitto della Chiesa di S. Francesco, la cripta della Chiesa paleocristiana che vive sotto la Cattedrale, il Lavatoio, la Chiesa antica dell’Ordine di Malta”.

La nuova Spoleto – Non c’è solo l’Efebo a Sutri, visto che la cittadina nel viterbese risulta ricchissima di ritrovamenti archeologici. “Vorrei realizzare l’illuminazione del Mitreo, la digitalizzazione dell’Archivio storico, ma soprattutto vorrei valorizzare l’Anfiteatro romano di Sutri”, ha spiegato Emanuele, “portarci la musica, il teatro, la danza. Vorrei far diventare Sutri la nuova Spoleto, perché ci sono indubbiamente i presupposti per farlo. Mi impegnerò a fare in modo che questo capolavoro da Sutri non si muova più, perché rimanga e dia gloria a questa meravigliosa città di cui è pregevole testimonianza”.