Il ritorno di Draghi. L’ex numero uno della Bce al Meeting di Rimini: “La crisi ha aumentato le diseguaglianze. Ai giovani bisogna dare di più, l’istruzione è essenziale”

dalla Redazione
Politica

“Questa crisi ha provocato un aumento drammatico del numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sara’ difficile riassorbire velocemente”. E’ quanto ha detto l’ex presidente della Bce Mario Draghi, nel corso dell’incontro inaugurale del Meeting di Rimini. “Inoltre la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi, approfondendo ulteriormente le diseguaglianze. La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare”.

“Nel secondo trimestre del 2020 – ha aggiunto Draghi – l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale. Per cui alla distruzione del capitale fisico che caratterizzò l’evento bellico molti accostano oggi il timore di una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale”.

“In questo susseguirsi di crisi – ha detto ancora l’ex numero uno della Banca centrale europea -, i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

“C’è un settore, essenziale per la crescita – ha detto Draghi -, che richiede una visione di lungo periodo che si sposi con l’azione immediata. Questo settore è quello dell’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. La situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento”.

“Il debito sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori – ha aggiunto -, sarà sostenibile, solo se utilizzato a fini produttivi con investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca. Se è cioè debito buono. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo. I bassi tassi di interesse non sono di per sé una garanzia di sostenibilità. La percezione della qualità del debito contratto è altrettanto importante. Quanto più questa percezione si deteriora, tanto più incerto diviene il quadro di riferimento con effetti sull’occupazione, l’investimento e i consumi”.