Il romanzo della discordia e la profezia: Francia sottomessa. Per Houellebecq i musulmani prenderanno presto il potere. Il libro è uscito proprio ieri

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Un dibattito che ha accompagnato gran parte delle feste e si è acceso in particolare in questa prima settimana del 2015. Al centro della scena c’è “Sottomissione”, il titolo dell’ultima fatica letteraria dello scrittore francese Michel Houellebecq. Ebbene, l’attentato di matrice islamica che ieri ha fatto una strage nella redazione del settimanale satirico Cherlie Hebdo si è verificato proprio nel giorno in cui nelle librerie francesi usciva “Sottomissione”. Per carità, le coincidenze vanno trattate con i guanti. Resta il fatto che il massacro è seguito a giorni di dibattito sui contenuti del libro, con tanto di interventi di altri intellettuali, francesi e non.

I CONTENUTI
Il romanzo, in sostanza, immagina una Francia guidata dal 2022 da un presidente musulmano, con una società di fatto islamizzata e un ruolo delle donne confinato all’interno delle mura domestiche. Non un libro contro l’Islam, si è affrettato a dire nei giorni scorsi Houellebecq, ma “una semplice constatazione” di quello che sta accadendo. Quasi che la Francia si stesse volontariamente sottomettendo. Tra i primi ad apprezzare il romanzo è stato il filosofo francese Michel Onfray, intervistato proprio sull’argomento dal Corriere della sera del 5 gennaio. “La civiltà dell’Europa è finita”, aveva detto in quell’occasione Onfray, “è un continente morto, oggi in mano ai mercati. Domani, chissà, all’Islam”. Il filosofo aveva paragonato la forza di “Sottomissione” a quella di romanzi come “1984” di George Orwell, “Farenheit 451” di Ray Bradbury e “Il nuovo mondo” di Aldous Huxley. In soccorso di Houellebecq era arrivato un altro scrittore francese, Emmanuel Carrere, secondo il quale “Sottomissione” è “un libro di straordinaria consistenza romanzesca”.

I CONTRARI
Poi c’è il fronte dei contrari. Le Monde, per esempio, ha scritto che il libro “è deludente” ed è anche sbagliato politicamente in nome della presunta “neutralità” rivendicata dallo scrittore. Duro anche il direttore di Liberation, Laurent Joffrin, secondo il quale il testo è “una favola moderna che gioca con le paure francesi” e rappresenta “l’irruzione o il ritorno delle tesi dell’estrema destra nell’alta letteratura”. Insomma, come si vede un dibattito aspro. Peraltro il titolo del libro, “Sottomissione”, rievoca “Submission”, ovvero il titolo del cortometraggio girato nel 2004 dal regista olandese Theo Van Gogh e scritto dall’intellettuale somala Ayaan Hirsi Ali. Si tratta di un film che parla di donne maltrattate in famiglie musulmane. Il 2 novembre del 2004 il regista, peraltro discendente del fratello del pittore Vincent Van Vogh, venne ucciso da un miltante fondamentalista olandese. Poco più di 10 anni più tardi è arrivata la strage nella redazione di Charlie Hebdo.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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