Il Senato non riesce a dimagrire. Bilancio senza tagli per 2 anni di fila. Pure nel 2020 Palazzo Madama ci costa 544 milioni. E non c’è traccia delle spese per l’emergenza Covid

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Spesso le differenze formali finiscono con l’essere anche sostanziali. Ci sarà una ragione – qualunque essa sia – se il bilancio di previsione 2020 alla Camera è stato approvato dall’Ufficio di presidenza all’inizio dell’anno, mentre al Senato il via libera del Consiglio di presidenza (manca quello dell’Aula) è arrivato soltanto a fine novembre. Fatto sta che finalmente possiamo conoscere l’ammontare di spese, acquisti e via dicendo di Palazzo Madama.

Il primo particolare che salta all’occhio è proprio l’ammontare delle spese: al netto dei risparmi, il Senato quest’anno spenderà 544 milioni di euro. Esattamente la stessa cifra indicata nel bilancio di previsione 2019. Ergo: anche quest’anno nessun taglio. Insomma – considerato che rispetto al 2018, l’anno scorso, sempre al netto dei risparmi, le spese erano addirittura aumentate di 5 milioni – per due anni di fila, il Senato, presieduto da Maria Elisabetta Alberti Casellati, non è riuscito proprio a mettersi a dieta.

CONI D’OMBRA. Si dirà – e giustamente – che quest’anno c’è stato il Covid e, così come ogni organo istituzionale, Palazzo Madama ha dovuto far fronte agli acquisti di materiale sanitario, dalle mascherine al gel fino ai termoscanner. E qui spunta un piccolo giallo: nella pur dettagliata relazione dei senatori questori che accompagna il bilancio di previsione, non c’è alcun riferimento a questo tipo di spese ovviamente impreviste e imprevedibili. Strano considerando che Montecitorio a luglio s’era visto costretto ad apportare una variazione di bilancio proprio per i cosiddetti “dispositivi di protezione individuale” con un aggravio ddi spesa di 2,5 milioni di euro rispetto a quanto preventivato nel bilancio di previsione 2020.

L’emergenza, d’altronde, non può che costare caro anche agli onorevoli e alle casse pubbliche. E ci mancherebbe. Ovviamente La Notizia ha provato a chiedere conto al Senato. Secondo quanto appurato dal nostro giornale, pare che non ci sia alcuna specifica perché “Palazzo Madama ha fatto fronte alle spese impreviste con i capitoli di spesa previsti per gli acquisti sanitari”. Resta però il dubbio sul cosiddetto “fondo di riserva”, ovvero quel fondo che potenzialmente potrebbe essere utilizzato proprio per far fronte a spese impreviste: nella tabella riepilogativa delle spese tale fondo passa da 2,465 milioni a 1,234 milioni.

La domanda sorge spontanea: se le spese anti-covid sono state coperte coi capitoli di spesa ordinari in che maniera sono stati utilizzati gli 1,2 milioni di euro che mancano all’appello? A questa domanda al momento nessuno ha saputo risponderci. Resta, infine, un’altra curiosità. Nel lungo elenco delle voci spiccano anche i 22 milioni accantonati in attesa di capire la sorte dei ricorsi contro la delibera che ha tagliato i vitalizi agli ex senatori. In primo grado, infatti, la Commissione contenziosa ha riconosciuto fondate – accogliendole – le ragioni degli oltre 700 ricorrenti, ma il segretario generale di Palazzo Madama, Elisabetta Serafin, ha immediatamente fatto appello al Consiglio di garanzia con contestuale istanza sospensiva.

E, dunque, quei soldi per ora restano accantonati. Non è detto che debbano essere restituiti. Ma, ironia della sorte, se il verdetto del Consiglio di garanzia dovesse confermare quello di primo grado, come ha rilevato nella richiesta di sospensiva proprio il segretario generale, non solo i soldi accantonati tornerebbero ad alimentare la spesa, ma il conto per il Senato aumenterebbe di circa altri 3 milioni. Altro che taglio.

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di Gaetano Pedullà

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