La triste fine del Senato ridotto a uno zoo. Dopo il canguro del Pd c’è il gambero di Calderoli. E in Aula la discussione è sul nulla

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Tornato il clima di rigore dopo il gestaccio di Barani e D’Anna e la sospensione soft per 5 giorni, pareva tornato il sereno. E invece no. D’altronde ci aveva già pensato il leghista Roberto Calderoli domenica, in vista dei lavori di ieri, a lanciare nuovi strali che avrebbero potuto mettere a rischio la tenuta della maggioranza e l’approvazione definitiva della legge entro il 13 ottobre. Stavolta Calderoli, protagonista dei milioni di emendamenti, ha annunciato che avrebbe bloccato la discussione con il trucco del gambero, di sua “fresca invenzione”. Un trucco che farà passare “alla Boschi la voglia di ridere, di dare baci (alla presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro, ndr) e inizierà a sudare freddo”.

CAOS E NULLA PIÙ
Insomma, dopo il canguro arriva il gambero. A prescindere dalle metafore animalesche, è certo che in questi giorni la discussione al Senato, tra bagarre e gesti sessisti, procede a rilento, lasciando intravedere, spesso, la pochezza della discussione. A riguardo emblematico è stato il commento di ieri in Aula del senatore di Forza Italia, Paolo Romani, secondo cui a Palazzo Madama starebbe andando in scena una riproposizione della mitologica “batracomiomachia”, la battaglia tra rana e topo di cui si affida la paternità ad Omero. “Solo che oggi – ha argomentato il forzista – la battaglia è tra canguri e gamberi”. D’accordo con la lettura di Forza Italia, anche il Movimento cinque stelle che, con il senatore Bruno Marton, ha dovuto ammettere: “Questa volta sono d’accordo con Romani”. Il clima, insomma, è rimasto infuocato, tanto che lo stesso presidente Pietro Grasso ha più e più volte minacciato di sospendere la discussione, specie per le continue proteste di Lega Nord e Cinque Stelle (“dovrò ricorrere alla sospensione per evitare consuetudini non dignitose”). Ma la discussione, che ormai si è completamente spostata dalla sostanza, ha riguardato quasi per intero questioni relative al regolamento del Senato, secondo le opposizioni non seguito alla lettera da Grasso. Durissime a riguardo le accuse del pentastellato Maurizio Santangelo: “Lei presidente – ha detto – sta rivoltando il regolamento. Ma cosa crede: che siamo una massa di scemi”. Clima da bar, dunque. Sintetizzato perfettamente da Loredana De Petris: “sembriamo fuori di testa”.

DEM TIENE BOTTA
Per quanto riguarda il merito della discussione di ieri, poco o nulla si è fatto. Anche perché la seduta si è aperta con molto ritardo rispetto al previsto (alle 17 contro le 15 programmate). A fine giornata, il Senato ha dato il via libera all’articolo 6 relativo allo Statuto delle opposizioni, con 163 voti favorevoli, 85 contrari e tre astenuti. Ma il vero risultato è stato raggiunto sul voto segreto relativo ll’emendamento di Roberto Calderoli n. 6.910 relativo alle minoranze linguistiche. La maggioranza lo ha respinto: i no sono stati 160, i sì 107, gli astenuti 2. La maggioranza dunque non ha raggiunto per un solo voto la maggioranza assoluta (161).

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