Il silenzio di Speranza imbarazza più dei burocrati. Del piano pandemico ancora non c’è traccia, ma il ministro tace

Roberto Speranza
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Continua la polemica sul piano pandemico non aggiornato tra il viceministro alla Sanità Pierpaolo Sileri e i burocrati del ministero. Sileri da Massimo Giletti a Non è l’Arena (La 7) ha detto che sono mesi che chiede notizie sul piano pandemico, ma nessuno vuole rispondergli: una situazione imbarazzante in cui viene misconosciuta l’autorità e l’autorevolezza di un viceministro della Repubblica. Sileri è molto puntuale nel suo attacco e chiede all’ex direttore generale della prevenzione del ministero stesso, Claudio D’Amario, perché il piano pandemico non sia stato aggiornato dal 2009.

E qui entra in gioco anche un altro precedente direttore generale dello stesso servizio e cioè Ranieri Guerra, numero 2 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che – stando all’inchiesta di Report (Rai Tre) – avrebbe fatto pressioni su un ricercatore della stessa Oms perché ritirasse un articolo critico sulla gestione italiana della pandemia nella fase iniziale, proprio perché mancava un piano pandemico aggiornato. Anzi, Guerra, secondo le email mostrate da Report, ha chiesto di aggiornare semplicemente la data del piano vecchio lasciando intatto il contenuto, tanto che si parla addirittura di scorte di Tamiflu, un farmaco antivirale che sarebbe dovuto arrivare “a breve” al ministero.

Peccato che si riferisse a dieci anni fa e Sileri chiede a Guerra e D’Amario: qualcuno si è posto la domanda se queste scorte in giacenza fossero scadute? Insomma c’è del marcio non in Danimarca, ma nel quartiere romano dell’Eur dove ha sede il ministero della Sanità. Ed infatti lo stesso Report rende noto che Guerra, sempre in una mail in loro possesso, ha fatto notare al ricercatore, Francesco Zambon di Venezia, che il ministro Roberto Speranza aveva contribuito all’Oms con la cifra di 10 milioni di euro dopo anni di desolante secca finanziaria e che quindi non sarebbe stato il caso di pubblicare un documento che lo metteva in imbarazzo.

Il fatto che l’Oms si sia poi avvalsa della immunità diplomatica dei suoi ricercatori per non farli deporre come persone informate sui fatti presso la Procura di Bergamo – che ha aperto una indagine sulla gestione della pandemia – non depone affatto bene. Infatti Guerra aveva comunque deposto e a Zambon era stato di fatto impedito. Solo da poco il ricercatore veneziano è riuscito a testimoniare rinunciando alla immunità. Il capo dell’Oms, il somalo biologo (e non medico!) Tedros Adhanom Ghebreyesus – amico di dittatori africani – era perfettamente a conoscenza dell’operato di Guerra e lo appoggiava. Ricordiamo che Ghebreyesus è stato al centro di moltissime critiche per la sua gestione disastrosa della pandemia di Covid 19 insieme alla sua incapacità di prevenirla, eppure, nonostante le numerose richieste, non si è dimesso.

Inizialmente lui stesso diceva che la mascherina era inutile. Questo il livello. Dopo la vicenda del finanziamento di 10 milioni di euro che l’Oms ha avuto dall’Italia il ministro Speranza ha fatto spallucce alla richiesta di spiegazioni tergiversando e non rispondendo nel merito alle domande dei giornalisti. E quindi visto che come dice Sileri il problema è la burocrazia ministeriale che è ancora tutta lì cosa aspetta il ministro Speranza a intervenire mettendo alla porta i responsabili? Se non lo fa ne avalla implicitamente l’operato. E, in questo caso, in un Paese serio a dimettersi dovrebbe essere lui. Sulle migliaia di vittime non si scherza ed è ora di fare chiarezza su quanto avvenuto e sta avvenendo in un ministero diventato cruciale nella gestione della pandemia.

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