Il 3 giugno 2026, sotto la presidenza di turno di una tedesca, Annalena Baerbock, l’Assemblea Generale dell’Onu ha negato alla Germania il seggio europeo non permanente nel Consiglio di Sicurezza. Portogallo 134 voti, Austria 131, Berlino ferma a 104. Per la prima volta nella sua storia la locomotiva d’Europa, prima economia del continente e tra i maggiori finanziatori del Palazzo di Vetro, esce sconfitta da una corsa che aveva vinto tutte le sei volte precedenti. Una figuraccia, e per giunta in casa.
Il ministro degli Esteri Johann Wadephul lo ha chiamato ยซuna vera delusioneยป, poi ha provato a dare la colpa a Mosca, che avrebbe fatto campagna contro. Solo che, nello stesso giro di parole, ha ammesso anche l’altra cosa: la ยซresponsabilitร specialeยป tedesca verso Israele ยซpuรฒ essere costata dei votiยป. Tradotto dal diplomatese, รจ la confessione che a pesare nel voto dei Paesi extraeuropei รจ stato l’allineamento di Berlino a Benjamin Netanyahu. E quel ยซpuรฒยป di troppo รจ giร un’ammissione.
Il prezzo del vassallaggio
Conviene tornare al 18 giugno 2025. Davanti alle telecamere della Zdf il cancelliere Friedrich Merz definรฌ gli attacchi israeliani all’Iran ยซil lavoro sporco per tutti noiยป.ย Si riferiva all’Operazione Rising Lion partita il 13 giugno: bombardamenti su Teheran, oltre 900 morti secondo il Lemkin Institute, centinaia di civili colpiti nelle case. Merz, informato in anticipo da Netanyahu, ringraziรฒ la giornalista per l’espressione, anzi rivendicรฒ di provare ยซil massimo rispettoยป per chi quel lavoro lo eseguiva.
Un anno dopo i conti sono arrivati al banco. Certo, Berlino aveva due avversari veri e non piรน un solo concorrente come in passato: l’Austria correva dal 2011, il Portogallo dal 2013, candidature pazienti contro un arrivo tardivo. Solo che il voto รจ segreto, e nel segreto dell’urna 134 Stati hanno preferito Lisbona, 131 Vienna, e una sedia che a Berlino davano per scontata รจ finita altrove. Zimbabwe eletto al seggio africano con 182 voti, Trinidad e Tobago ai Caraibi, il Kirghizistan che stacca le Filippine 143 a 49: il Sud globale ha votato compatto, e ha votato contro chi ha trasformato la complicitร in dottrina. Inchinarsi davanti a Washington e Tel Aviv come mai prima, del resto, un costo lo aveva. E la matematica non perdona: trenta voti in meno dell’Austria sono un giudizio politico, non un incidente di percorso.
Il nano italiano
E qui da noi? Pesiamo ancora meno. L’Italia ha occupato il Consiglio di Sicurezza per sette bienni, l’ultimo nel 2017 spartito con i Paesi Bassi, e oggi siede fuori dalla stanza dove si decide. Sulla guerra all’Iran Giorgia Meloni ha fatto la cosa piรน italiana possibile: tutto e il contrario di tutto. Al G7 del giugno 2025, in Canada, si disse favorevole al rovesciamento del regime di Teheran. Tre giorni dopo, alla Camera, chiedeva a Israele di fermare ยซimmediatamenteยป le violenze a Gaza, ยซdrammatiche e inaccettabiliยป. Sull’attacco a Teheran, invece, nessuna posizione: ยซnon ho gli elementiยป, disse, ยซnessuno dei dueยป.
Merz almeno una linea ce l’ha, condivisibile o meno, ma una linea, e la rivendica davanti alle telecamere. Roma oscilla a seconda della corrente: si dice contro la guerra all’Iran a marzo 2026, sospende il rinnovo automatico del memorandum con Israele dopo lo strappo con Tel Aviv, e intanto per due anni e mezzo si รจ astenuta o ha votato contro le risoluzioni Onu sul cessate il fuoco a Gaza. Tre posizioni in tre stagioni, scelte come si sceglie un meteo. La Germania ha pagato un prezzo perchรฉ una scelta l’ha fatta, e l’ha fatta fino in fondo. L’Italia di Meloni quel prezzo non lo pagherร , ma solo perchรฉ in quella stanza, ormai, non la fanno nemmeno entrare a discutere. Stesso vassallaggio europeo, peso specifico molto minore. Auguri.