Il sottoMarino riemerge su Affittopoli. Per l’ex sindaco il censimento delle case è stata opera sua

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di Antonio Acerbis

Un po’ come Pippo Baudo con i personaggi televisivi (“l’ho inventato io”), ogni qual volta spunta qualche (rara) azione positiva a Roma, ecco che spunta Ignazio Marino che tiene a precisare che il losco figuro autore dell’atto amministrativo – in questo caso, Francesco Paolo Tronca – è solo un copione o al massimo un ritardatario. E così l’ex sindaco di Roma, intervistato ieri a Repubblica Tv, ha precisato che il censimento sugli affitti “lo avevamo già fatto noi”. Per poi aggiungere: “Roma è stata un pessimo padrone di casa dal 1946 nel gestire il patrimonio dei romani. È stato uno dei primi punti su cui mi sono concentrato da sindaco: diedi indicazioni prima al vicesindaco Luigi Nieri e poi all’assessore Alessandra Cattoi per realizzare una mappatura del patrimonio immobiliare”. Non solo. Un po’ come Veltroni con il Cav, Marino nemmeno nomina Tronca, chiamandolo solo “il commissario del governo Renzi” che “ha astutamente portato alla ribalta” il caso affittopoli. Un caso, però, in cui è finita pure la sede della sua Onlus. Affitto: 300 euro al mese. Ma il prode Marino si difende: “Mi sono dimesso quando sono stato eletto”. Tutto in ordine, dunque. Però resta la stessa domanda. Di grazia, perché se Marino si era mosso già illo tempore, non ha risolto una beata… casa?