Il Tar boccia la maxi fusione tra A2a e Aeb group. I dubbi sull’operazione da 450 milioni di euro segnalati dal pentastellato Fumagalli

MARCO FUMAGALLI
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Il matrimonio tra le aziende A2A e Aeb, non si farà. A mettere la pietra tombale sul progetto, largamente criticato dal Movimento 5 Stelle, è stato il Tar della Lombardia, prima sezione, che ha annullato la delibera del consiglio comunale di Seregno che lo scorso aprile aveva approvato la fusione tra il gruppo Milano-Brescia e la multiutility brianzola. La sentenza del Tar arriva dopo che lo scorso giugno il Tribunale amministrativo aveva concesso una sospensiva poi annullata dal Consiglio di Stato.

In ballo, in base alla perizia di stima sul valore dell’aggregazione, c’è un matrimonio da 450 milioni di euro per il quale non si esclude un ulteriore ricorso da parte delle due aziende. Sostanzialmente quel che hanno sancito i giudici amministrativi è che la scelta del Comune di Seregno di non seguire “la procedura di evidenza pubblica” è “illegittima”.

“Non può ritenersi sufficiente a derogare alla regola dell’evidenza pubblica la mera valutazione della convenienza economica e strategica dell’operazione societaria, ma occorre dimostrare che l’interesse pubblico non può che essere soddisfatto in via esclusiva dall’unico operatore presente sul mercato di riferimento”, si legge nella sentenza.

In parole povere per il Tar era necessario fare un bando aperto a tutti gli interessati per garantire la concorrenza in quanto, secondo loro, non si può comprare un bene pubblico, qual è appunto la società Aeb del Comune di Seregno, senza una procedura di gara competitiva. Per questo sono stati accolti i tre ricorsi contro la delibera della giunta del comune branzolo.

Il primo è quello presentato dal capogruppo di una lista civica Tiziano Mariani che si è mosso in quanto non riteneva di essere stato abbastanza informato sull’operazione con A2a per poter votare, poi quello fatto dal consigliere regionale di M5S Marco Fumagalli (nella foto) e, terzo e ultimo, quello presentato da un gruppo di imprese.

Proprio il grillino ha esultato per la decisione del tribunale amministrativo spiegando che “con grande soddisfazione apprendo dell’accoglimento delle mie motivazioni in relazione al ricorso al Tar per l’operazione societaria tra Aeb e A2a. Pur non essendo stata riconosciuta la mia legittimazione attiva in qualità di consigliere regionale, come era prevedibile, anche il collegio giudicante ha riscontrato dei dubbi relativi all’intera operazione”.

Lo stesso spiega che “a uscirne sconfitta è la politica, che si sposa con i poteri finanziari, e si allontana dai territori scambiando i dividendi per gli interessi dei cittadini” e così “questa vittoria dimostra che la politica non si esaurisce con i dibattiti consiliari, ma spesso è costretta a continuare nelle aule giudiziarie per far valere le proprie opinioni e la tutela degli interessi dei cittadini”.

Sempre secondo il pentastellato “ancora una volta emerge la miopia e l’incapacità di una classe politica prostrata alla finanza e ad una logica di partito che contrasta con l’azione delle istituzioni democratiche”. Non solo, conclude, “è anche una rivincita su una medesima azione svolta per un caso analogo per la Brianzacque per la quale la legittimazione dei consiglieri comunali non venne riconosciuta e uno stimolo a continuare qualora la ipotizzata funzione Cem-Bea dovesse andare avanti senza il rispetto della normativa vigente”.