Le lezioncine di Zamberletti e Bertolaso sul terremoto. Uno se la prende con gli italiani, l’altro con gli immigrati

di Stefano Iannaccone
Primo piano

Centinaia di morti. Migliaia di sfollati. E interi paesi rasi al suolo. Il bilancio del terremoto del 24 agosto, che ha flagellato il centro Italia, si conferma pesante come temuto. Le vittime accertate sono 283. Ma, nonostante le ricerche dei dispersi non siano terminate, lo sguardo va già alla responsabilità sulla prevenzione. E in cattedra sono subito saliti due “vecchi maestri”: Giuseppe Zamberletti, ritenuto il “padre” della Protezione civile dopo la gestione de terremoto in Irpinia, e Guido Bertolaso, plenipotenziario del Dipartimento per un decennio e indicato come uno principali responsabili della mancata ricostruzione a L’Aquila. Zamberletti se l’è presa con gli italiani, che giocano alla “roulette russa” a ogni terremoto, mentre Bertolaso è andato a caccia di immigrati, che avrebbero fatto incetta di tende e container, a discapito degli sflollati.

DALL’IRPINIA ALL’AQUILA
La lezione di Zamberletti è arrivata in un’intervista rilasciata a L’Espresso. “I governi avrebbero potuto fare di più. Ma il problema è anche degli italiani, della nostra cultura: pensiamo sempre che il terremoto toccherà a qualcun altro”, ha affermato l’ex parlamentare, in merito ai lavori di messa in sicurezza. Che si è limitato  a elogiare gli umbri, capaci di non “considerare i terremoti come una roulette russa, come fanno invece, purtroppo, molti italiani”. L’uomo della ricostruzione in Irpinia ha quindi trovato il colpevole della mancata prevenzione: gli italiani. Bertolaso, altro storico capo della Protezione civile, ha invece dismesso la sua tuta per indossare i panni di un neo-Salvini. “Va evitata la grande lodevole folla dei soccorsi che fanno solo confusione. In contemporanea vanno piantate tendopoli nella zona colpita sperando che non le abbiano usate tutte per gli extracomunitari”, ha scritto in una lettera inviata a Il Tempo.

DA QUALE PULPITO
Così i due “vecchi” maestri hanno trovato modo di predicare. Ma da quale pulpito? Il nome di Zamberletti è legato a doppio filo al terremoto del 1980 in Irpinia. Parlamentare per 6 legislature, dal 1968 al 1992, salì alla ribalta per la gestione del sisma in Friuli del 1976. Tanto che, ancora oggi, viene indicato come un modello. Ma la stagione di grazia di Zamberletti è finita con il disastro in Irpinia. Fu lui a coordinare la prima fase della ricostruzione. I numeri della commissione parlamentare, istituita nel 1989 e presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, sono giudici impietosi: nonostante la spesa di 50 miliardi di lire, a 10 anni dal terremoto 28.572 persone vivevano ancora in roulotte e in containers, mentre altri 4.405 erano negli alberghi. Zamberletti si è sempre difeso, sostenendo che “lo spreco e le falle sono nate quando il tutto è stato gestito in maniera locale e quindi anche la ricostruzione è servita a gestire campagne elettorali e interessi localistici”. Su Bertolaso, invece, basta una lettera di alcuni cittadini dell’Aquila. Che hanno accusato l’ex numero uno della Protezione civile di “menzogne, repressione, speculazione e ipocrisia”. Tanto da chiedergli: “Non ti vergogni nemmeno un po’?”.