Immigrati da Bruxelles solo briciole

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di Gaetano Pedullà

Quello che ha visto a Lampedusa non lo dimenticherà mai. L’Italia invece si dimenticherà presto della mancetta lasciata ieri dal presidente della Commissione europea Barroso davanti a 302 bare. Appena trenta milioni per quest’anno e poi, l’anno prossimo, si vedrà. Oscurata la protesta di un pugno di lampedusani, alla messa cantata con premier, vice premier e alti papaveri nessuno ha alzato un dito per dire vergogna a un’Europa che ha già derubricato una tragedia immane. Aggiungere trenta milioni ai pochi fondi stanziati fin ora per fronteggiare un esodo biblico significa confermare in pieno che Bruxelles non ha capito niente di un immenso fenomeno storico, economico e umanitario. Rimbocchiamoci le maniche, dunque, sapendo che come al solito dall’Europa avremo belle parole e tasche vuote. Un passo avanti perlomeno è arrivato dal Senato, dove un emendamento dei 5 Stelle – quelli a cui per Napolitano non interessa niente degli italiani – ha cancellato di fatto la legge Bossi-Fini, facendo sparire il reato di immigrazione clandestina. Un passo nella direzione giusta, che però rischia di portarci in un fosso. Fare dell’Italia il Paese dove è più sicuro arrivare per entrare in Europa ci trasformerebbe in un vaso di cristallo tra vasi di coccio. Con il Papa che invita all’accoglienza – fa il suo mestiere – e l’oggettiva facilità con cui si bucano le nostre frontiere, abbassare le difese fuori da una strategia comunitaria ci fa diventare la terra promessa per milioni di disperati. Uomini e donne a cui è giusto dare un’opportunità di futuro e la possibilità di migrare, ma senza far cadere l’enorme onere che questo comporta su uno Stato solo. Sull’immigrazione, Letta e Alfano avevano promesso – in realtà l’anno detto a vuoto anche ieri – di voler battere i pugni sul tavolo dell’Europa. Ma se battere i pugni significa ascoltare in silenzio Barroso che ci da la miseria di trenta milioni, allora siamo fritti.