Migranti, la strage non si ferma. Un barcone si rovescia al largo delle coste libiche. Già accertati 25 morti, ma si cercano molti dispersi

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L’Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva appena aggiornato la contabilità dei morti nelle traversate del Mediterraneo, arrivati a duemila dall’inizio dell’anno, oggi c’è stata l’ennesima tragedia. Un barcone con a bordo circa 700 migranti si è capovolto al largo della Libia.  Ed è stata la solita strage. Almeno 25 morti i morti accertati, ma i migranti salvati sono solo 400 e dunque si teme che possano esserci molte altre vittime. Ad aiutare questi disperati è stata come al solito la Guardia Costiera italiana, avvista da una telefonata con il satellitare partita direttamente dall’imbarcazione che stava già colando a picco. Immediata la partenza a tutta velocità dei soccorsi, arrivati però quando per molti naufraghi non c’era più nulla da fare.

NUMERI INCERTI
Le operazioni di soccorso stanno andando avanti, coinvolgendo diversi mezzi della nostra marina, ma anche di altri Paesi europei. La tv pubblica britannica, che ha sentito i soccorritori della Niamh, una nave militare irlandese, ha confermato la presenza di numerosi morti. Scenario confermato anche da alcuni giornali online maltesi. Fare una stima più precisa è però ancora impossibile, in quanto gli stessi superstiti forniscono cifre diverse: c’è chi parla di 400 passeggeri e chi arriva a circa 700, di cui almeno un centinaio stipati nella stiva, da dove potrebbe essere stato quasi impossibile scappare al momento del ribaltamento del natante. Ma come è avvenuta la tragedia? Una ricostruzione è stata fatta dala Dignity One, una nave di Medici senza frontiere, che per prima ha avvistato il barcone. Il mezzo era ancora sulla corretta linea di galleggiamento, ma evidentemente in difficoltà per l’eccessivo carico. Di qui la decisione di avvicinarsi con alcuni mezzi di recupero più piccoli. Alla vista di queste scialuppe centinaia di migranti si sarebbero spostati tutti contemporaneamente sul lato dell’imbarcazione più vicino ai soccorsi, nella speranza di essere tratti in salvo prima possibile. le condizioni sul barcone, un vecchio motopeschereccio, dovevano essere infernali. Lo spostamento di tante persone insieme ha però fatto rovesciare il natante. In pochi attimi è stato l’inferno, anche perché molti migranti provenineti dall’Africa centrale non sanno nuotare.

I DATI DELL’OIM
La centrale operativa della Guardia costiera ha preso il coordinamento delle operazioni di salvataggio, dirottando due navi della nostra marina militare, il Phoenix, una nave di soccorso di 40 metri del Moas (Migrant Offshore Aid Station), la nave Fiorillo della stessa Guardia Costiera e il mercantile Barnon Argos. La tragedia però ormai è compiuta. Nei primi sette mesi dell’anno sono già quasi 400 i morti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E i migranti passati da una sponda all’altra del Mediterraneo, prevalentemente tra Italia e Grecia, sono quasi 200mila. Il tratto più pericooso si conferma quello del Mediterraneo centrale, tra la Libia e l’Italia, esattamente la rotta sulla quale anche ieri ad appena 15 miglia dalla costa africana è avvenuta l’ultima carneficina. Nonostante i numerosi mezzi posti a presidio dell’Unione europea, il tratto di mare resta per molti immigrati una bara.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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