L’impatto della guerra in Ucraina sull’economia preoccupa Draghi. “Rischi per il settore energetico”. Il Governo valuta la riapertura delle centrali a carbone

guerra in Ucraina Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“La maggiore preoccupazione riguarda il settore energetico, che è già stato colpito dai rincari di questi mesi: circa il 45% del gas che importiamo proviene infatti dalla Russia, in aumento dal 27% di dieci anni fa. Le vicende di questi giorni dimostrano l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni”. È quanto ha detto il premier Mario Draghi, nel corso dell’informativa sulla guerra in Ucraina, alla Camera (qui il video – qui il testo dell’intervento).

Guerra in Ucraina, le ripercussioni sul settore energetico preoccupano il Governo

“In Italia – ha aggiunto il presidente del Consiglio -, abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi all’anno nel 2000 a circa 3 miliardi di metri cubi nel 2020 – a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi. Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità e evitare il rischio di crisi future”.

Il Governo, ha detto ancora Draghi nel corso dell’informativa al Parlamento sulla guerra in Ucraina, “monitora in modo costante i flussi di gas, in stretto coordinamento con le istituzioni europee”. “Abbiamo riunito diverse volte il Comitato di emergenza gas – ha spiegato -, per regolamentare e analizzare i dati operativi e gli scenari possibili. Gli stoccaggi italiani beneficiano dell’aver avuto, a inizio inverno, una situazione migliore rispetto a quello di altri Paesi europei, anche grazie alla qualità delle nostre infrastrutture”.

Il Governo, ha ribadito ancora Draghi, “è comunque al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica”. “Il Governo è al lavoro inoltre per aumentare le forniture alternative. Intendiamo incrementare il gas naturale liquefatto importato da altre rotte, come gli Stati Uniti. Il Presidente americano, Joe Biden, ha offerto la sua disponibilità a sostenere gli alleati con maggiori rifornimenti, e voglio ringraziarlo per questo”.

“Tuttavia, la nostra capacità di utilizzo è limitata dal numero ridotto di rigassificatori in funzione. Per il futuro, è quanto mai opportuna una riflessione anche su queste infrastrutture. Il Governo intende poi lavorare per incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico – come il TAP dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia. Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”.

“Il Governo è pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario. Sì, è necessario” ha proseguito il presidente del Consiglio durante l’informativa sulla guerra in Ucraina. “Ho parlato del gas, ma la risposta più valida nel lungo periodo sta nel procedere spediti, come stiamo facendo, nella direzione di un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili, anche e soprattutto con una maggiore semplificazione delle procedure per l’installazione degli impianti. Ma il gas resta essenziale come combustibile di transizione. Dobbiamo rafforzare il corridoio sud, migliorare la nostra capacità di rigassificazione e aumentare la produzione nazionale a scapito delle importazioni. Perché il gas prodotto nel proprio Paese è più gestibile e può essere meno caro”.