In direzione ostinata e contraria: Renzi apre sulla legge elettorale ed elezione dei senatori, ma Cuperlo è pronto a lasciare la Camera

di Alessia Vincenti
Politica

Un elenco di rivendicazioni sull’azione di Governo. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha lanciato la sfida alla minoranza del Partito democratico, rinfacciando la scarsa promozione delle norme approvate. Ma ha anche ufficializzato due aperture: ritocco all’Italicum e nuova legge per eleggere i senatori con la riforma della Costituzione. Da uno degli avversari interni è comunque arrivata una promessa:  “Se un accordo vero non ci dovesse vero, io il 4 dicembre non potrò votare le riforme. Ma devi essere sereno perché sarà mia cura comunicare alla presidenza della Camera le mie dimissioni da deputato”, ha detto l’ex candidato alle primarie, Gianni Cuperlo.

Difesa della riforma
Il premier ha lanciato il guanto di sfida sulla riforma della Costituzione. “I punti chiave della riforma della Costituzione sono quelli chiesti da tempo: abolizione del bicameralismo paritario, riduzione del numero di parlamentari, abolizione del Cnel. A questo si aggiunge il miglioramento del Titolo V”. Renzi ha toccato anche il tema della legge elettorale: “Ho il dovere politico di cercare un punto di accordo sul cosiddetto combinato disposto. Non lo faccio perché la legge elettorale è stato un errore. Pensiamo che il ballottaggio sia una vittoria della sinistra negli ultimi venti anni. Ma vogliamo togliere l’alibi della legge elettorale”.

Il leader dem ha provato a indicare la rotta per un’intesa con la sinistra del Pd. “Noi siamo pronti a fare delle cose. Possiamo assumere il testo per la legge sull’elezione dei senatori. E siamo disposti a confrontarci sul ballottaggio, il premio di maggioranza alla lista o alla coalizione e sul modo di elezioni, se con le preferenze o con i collegi. Siamo pronti a istituire una delegazione per lavorare con tempi certi”. Renzi ha posto dei precisi paletti: “Il dibattito interno, l’unità del partito non può fermare il Paese. Da 18 anni ci chiediamo chi ha ammazzato il centrosinistra e l’Ulivo, vorrei non passare i prossimi 18 anni a discutere su chi ha deciso di chiudere l’esperienza del Pd e l’esperienza di governo riformatore”. In chiusua il premier ha rilanciato: “La riforma costituzionale è la chiave per una nuova partenza, non è un giocattolino per addetti ai lavori”.

Dall’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, è arrivata una cauta apertura: “Il punto non è accontentare la minoranza. Se non si risolve questo maledetto combinato disposto, c’è un cambio sostanziale della forma di Governo. Oggi chi ha fatto l’errore di approvare l’Italicum, deve porre rimedio. Si vuole fare un comitato? Bene, facciamolo. Ma penso che la proposta non sia sufficiente. Ci sono due punti che vanno sottolineati: non si può consentire a una minoranza del Paese diventare maggioranza in Parlamento e poi è la questione eletti-elettori, evitando un Parlamento di nominati”. E infine una previsione: “Verrà un giorno dopo il referendum, e vorrei che il mio partito resti unito. Ma aggiungo: c’è un pezzo della nostra gente che è già posizionato sul no. Li vediamo come nostri nemici? Io dico che tocca al Pd ascoltare e rispetta”.

Rivendicazione dei risultati
La direzione del Pd è iniziata con le scintille. “Abbiamo mantenuto la promessa: convocare la direzione del partito, non fare i caminetti dei big. O presunti tali”. Ma dopo l’affondo agli avversari interni, il segretario dem ha avviato la lista dell’elogio: “Prima lottavamo con la Grecia per non retrocedere, ora puntiamo alla Champions League. Sappiamo che è difficile, ma pare ridicolo di chi fa la differenza tra le stime del Governo, che è dell’1%, e quelle del Fondo monetario internazionale, che è dello 0,9%. Questo fa scattare un sorriso. Non abbiamo sentito le stesse voci allarmate nel 2012, quando il Pil era al -2%, ed eravamo già al Governo”. Perciò “sono un po’ sorpreso delle polemiche autoreferenziali. Sono polemiche di chi vuole volare a bassa quota”.

Renzi ha quindi scandito con forza: “È un dato di fatto che ci siano diritti in più, ma anche tasse in meno. Ma dedichiamo i tweet al dibattito interno. E si è aperta un confronto sull’uso eccessivo di bonus. Si è parlato di bonus per gli 80 euro, per l’abolizione dell’Imu e anche per l’investimento in cultura per i 18enni. Ecco ma qualcuno prima taceva sui malus”. E ancora: “Il 2015 è stato l’anno in cui abbiamo assicurato più soldi alle casse dello Stato, grazie alla lotta all’evasione. È un Paese che si è smosso dalla palude”.