In forte calo gli ingressi di cittadini non comunitari. Nel 2019 quasi il 27 per cento in meno di richieste di soggiorno e il 47 di asilo rispetto all’anno precedente

dalla Redazione
Cronaca

La diminuzione dei flussi in ingresso in Italia era iniziata già prima della pandemia da Covid-19. Nel 2019 sono stati rilasciati 177.254 nuovi permessi di soggiorno, il 26,8% in meno rispetto al 2018. La contrazione, rileva l’Istat, ha interessato in maniera generalizzata i permessi richiesti per tutte le diverse motivazioni all’ingresso. Tuttavia, anche nel 2019, il calo maggiore ha interessato i permessi rilasciati per richiesta di asilo, passati da circa 51 mila e 500 nel 2018 a 27.029 nel 2019 (-47,4%).

Sono in calo anche i permessi per lavoro (-22,5%), cresciuti invece tra il 2017 e il 2018; i permessi per ricongiungimento familiare (-17,8%); i permessi per studio (-7,4%), caratterizzati da un’elevata quota di ingressi di giovanissimi (oltre il 56,5% ha meno di 25 anni) e di donne (57,9% dei flussi per studio). Anche dal punto di vista delle cittadinanze la diminuzione degli ingressi è stata generalizzata, sebbene con notevoli differenze tra esse. Il decremento dei cittadini nigeriani nel 2019 supera il 66% rispetto all’anno precedente, mentre per gli albanesi il calo è dell’8,7%. La Nigeria passa così dal terzo posto della graduatoria generale dei nuovi rilasci al decimo. Il calo dei nigeriani è da riconnettere alla diminuzione dei permessi per richiesta di asilo che, tra il 2018 e il 2019, sfiora il 75% e fa sì che il Paese, dopo 4 anni, perda il primato di ingressi per protezione internazionale a favore del Pakistan.

Considerando gli ingressi con permesso per richiesta di asilo distinti per cittadinanza, a fronte di una generalizzata, anche se diversificata, tendenza alla diminuzione spicca il dato relativo al Perù, che compare per la prima volta nel 2019 tra i primi dieci Paesi per questa motivazione di ingresso, collocandosi direttamente al settimo posto con oltre mille permessi (+174,5% rispetto al 2018). Per la collettività cinese sono diminuiti in modo rilevante gli ingressi per lavoro (-51,4% dal 2018) e hanno subito una contrazione molto più elevata della media i nuovi ingressi per motivi di famiglia (-36,8%); pressoché stabili invece i permessi per studio, che ormai interessano oltre la metà dei nuovi ingressi della collettività asiatica (nel 2018 poco più del 40% dei primi rilasci).

Nel 57,9% dei casi i cittadini cinesi che entrano per studio hanno meno di 25 anni e nel 75% sono donne. Per il Bangladesh, in controtendenza rispetto al dato generale, sono aumentati sia i permessi per famiglia (14,8%), sia quelli per studio (+21,9%). Anche per il Marocco, che registra un calo rilevante dei permessi per famiglia (-39,6%), crescono molto i permessi per studio (+45,8%) che tuttavia risultano piuttosto esigui in termini assoluti, appena 450. Il Marocco è comunque il primo Paese africano per numero di permessi per studio. Tra il 2018 e il 2019 l’intera Penisola è stata interessata dal blocco delle migrazioni. Le regioni dove il calo è notevolmente sopra la media sono Sardegna (-56,8%), Calabria (-53,4%) e Sicilia (-48,1%); quelle con le contrazioni di minore intensità – sebbene sempre rilevanti – sono Veneto (-14,9%) e Lazio (-19,4%).