In Italia la digitalizzazione viaggia a due velocità. Bene i grandi enti e il Centro-Nord. Notevoli i ritardi nel Meridione. Nonostante una spesa di 5,8 miliardi l’anno

di Clemente Pistilli
Politica

La pubblica amministrazione italiana è ancora lontana dalla completa digitalizzazione. Con buona pace del piano triennale per l’informatica e del ministro pentastellato per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano. Ad arrancare sono soprattutto gli enti più piccoli. Senza contare che pure su tale fronte rispunta la solita questione meridionale, con il Centro e il Nord avanti rispetto al Meridione. Un dato appurato da un’indagine appena conclusa dalla Corte dei Conti, che ha chiesto informazioni a 8.036 Regioni, Province autonome, Province, Città metropolitane e Comuni.

I magistrati contabili evidenziano “un netto divario digitale tra gli enti territoriali, che si distribuisce secondo fattori sia geografici che dimensionali”. Quasi tutte le Regioni, le Province autonome e le 12 Città con popolazione superiore a 250mila abitanti hanno infatti raggiunto gli obiettivi del Piano triennale 2017-2019, prevalentemente nei distretti economicamente più sviluppati del Centro-Nord e in particolare del Nord-Est.

Pesante invece la situazione negli enti locali di piccole dimensioni, con carenze e inadeguatezze sia nei criteri di selezione della figura istituzionalmente preposta a guidare i processi di digitalizzazione nella PA sia nel campo della formazione delle risorse umane nelle tecnologie dell’informazione. Una piaga nonostante l’Italia, non a caso maglia nera in Europa, investa per l’informatica pubblica, tra risorse nazionali e comunitarie, circa 5,8 miliardi l’anno.