In Marocco la rivolta contro i rifiuti italiani. Parcheggiate 2.500 tonnellate di ecoballe campane nel porto di El Jadida. E parte la raccolta firme su internet

dalla Redazione
Cronaca

“Non siamo la discarica dell’Italia”. Ormai non si parla d’altro, in Marocco. I rifiuti italiani spediti nel Paese maghrebino per essere smantellati da due settimane sono diventanti un caso nazionale, con tanto di interrogazioni parlamentari per far tornare a casa nostra le 2500 tonnellate di ecoballe, per ora parcheggiate nel porto di El Jadida.

La petizione sul sito change.org ha già raccolto oltre 10mila firme, che salgono di ora in ora, conquistando sostenitori al grido di “l’Africa non può diventare la pattumiera dell’Europa”. La tutela dell’ambiente è diventata quindi per il Paese il grande tema. Non a caso a novembre verrà accolta la conferenza della COP22 proprio nella città marocchina di Marrakech. Eppure sui profili social sono molti i marocchini in collera e indignati contro la ministra dell’ambiente Hakima El Haite, accusata di vendere il territorio senza badare alle conseguenze sulla salute dei cittadini.

Secondo i quotidiani locali, arriverebbero dalla regione Campania e precisamente dal sito di Taverna del Re, che si trova tra Caserta e Napoli. Un enorme carico, si legge sui quotidiani marocchini, di materiale plastico, pneumatici e di rifiuti derivati da combustibili. Fino ad ora la ministra non ha dato risposte convincenti, oltre ad aver cambiato versione due volte, come racconta il quotidiano al Ahdath. Inoltre, è stata lasciata sola dal suo partito oltre che dal governo, in una vicenda che si sta trasformando in un vero e proprio scandalo nazionale.  Molte ombre, dunque, mentre l’Italia in queste due settimane di certo non sta godendo di una buona nomea, non solo per il silenzio assordante sul caso. Solo ieri il Pd alla Camera – con i deputati Khalid Chaouki, Eleonora Cimbro, Chiara Braga e Floriana Casellato – ha chiesto al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di “procedere a un’approfondita verifica della vicenda al fine di chiarire quale tipologia di rifiuti sarebbero arrivata nel porto marocchino e se questi rifiuti siano in linea con i parametri internazionali relativi al loro smaltimento”.